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Inattuali del 08-05-06

commento di amaryllide    il 7/5/2006, h 22:32  
razzista antiarabo, filomafioso, filocriminali purchè siano di Forza Italia, parafilosofo (cioè sedicente pensatore che procede per paralogismi). Ricchiuti sei sicuro di non chiamarti Pera?

 

L'importanza di non chiamarsi Ernesto è da sempre un tema affascinante, da quando gladioli spuntavano nelle inclite tasche del salottiero Wilde.Figurarsi in politica nostrana 2006, i nomi son come le cose altro che rose.

D'Alema no perchè è proposta indecente al limite dell'emergenza democratica, così ieri il capo dell'opposizione Berlusconi.O meglio quel che occorre dire per continuare ad esserlo.E così di esagerazione in esagerazione, rotti gli argini e i cordoni sanitari posti dai sapienti consigliori ex sinistra ed ex complessino da crociera(fuori i nomi, Ferrara e Confalonieri, gente intelligente, di conio ed importante, altro che Guerri l'esteta che non conta un cazzo e continuerebbe  afare senatori i cavalli di Caligola pur di divertirsi) tra il Cavaliere e la sua improbabile e perniciosa deriva extraparlamentare e barricadiera, oggi ci troviamo un diktat antidiessino imposto da una piagnucolante retroguarde dell'ex Impero, di alleati nazionali e catto non so cosa, che arriva a sfiorare il ridicolo.

Si, perchè Casini e Fini volendo imporre Amato han finito per bruciarlo tagliandogli il ramo d'Ulivo ove lo porgevano.

Si, perchè anche Amato è diessino.

Ora non vi resta che Marini.Salvo che il centrosinistra non osi l'impensabile.Vincere.

Nb Padoa Schioppa, il tekniko eurononscemo, visto ier sera da Fazio, con quell'aria da irresponsabile cantore delle cifre senza colori politici e riferimenti crudi alla realtà sociale e di colui che responsabilità dei conti non ne accetta, non ne teme chè non ne subisce scotti personali e di carriera, è il grave indizio della solenne severissima stangata che s'apprestano a mollare, con la eventuale benedizione del predecessore in bombing Amato al Quirinale, a tutti gli elettori, non elettori nè di Amato e nè di Padoa Schioppa, italiani.

Senza Lucarelli in Fattoria non c'è Pennarella, ha ragione il signor Cavagna, ma una mezza Pernacchietta.Un destinato secondo.

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Il Paese anormale dove Moggi comanda

• da La Repubblica del 5 maggio 2006, pag. 1

di Michele Serra
La cosa veramente triste, leggendo le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi con alcuni dei suoi amiconi preferiti, è che sono esattamente come le avremmo immaginate. Nel lessico, nelle intenzioni, nello spirito: ricalcate sulle nostre supposizioni ordinarie. Né migliori, né peggiori.
Sono, senza scampo, senza sorprese, la sceneggiatura già mille volte scritta, mille volte recitata, di un potere italiano trafficone e ruffiano che essendo del tutto all'oscuro del binomio diritti/doveri vive, si muove e si assesta attorno al binomio favori/sgarbi. Un mondo di comparaggi e padrinati (dunque, e lo si sottolinea sempre troppo poco, un mondo esclusivamente maschile, e familista, e sostanzialmente arcaico) sempre in bilico tra illegalità da accertare e un molto accertato squallore.
Come spesso accade nel nostro difficile Paese, diventa complicato perfino parlare di moralità in presenza di mentalità e persone che, esplicitamente, considerano perfettamente legittimo, e forse perfino lodevole, avvolgere i propri interessi di bottega in un fitto bozzolo di protezioni, raccomandazioni, strizzate d'occhio. Come spiegare a un direttore sportivo già chiacchieratissimo che non è proprio il caso di parlare con il designatore degli arbitri (cioè con la più delicata delle istituzioni calcistiche) come se fosse suo compare d'affari? E come spiegare al designatore degli arbitri che spetterebbe proprio a quelli come lui rimettere quelli come Moggi al loro posto, quando è evidente che tra i due la spalla, il sottoposto, è proprio il signor designatore?
 

In conversazioni di questo genere - come già in quelle, giustamente proverbiali, dei furbetti del quartierino - non echeggiano mai quelle frasi che certificherebbero il buono stato di salute etica, o forse solo di salute mentale, di una comunità: mai uno "stia al suo posto e non si permetta", mai un "ma si rende conto che esistono delle regole?". Nessuno che infranga, anche solo verbalmente, quell'insopportabile patina di complicità, di "diamoci una mano", che fa da tinta madre a tutti i più unti canovacci nazionali.
Ovunque un "tu" piacione e colloso, un clima da eterna rimpatriata (e si immaginano i ristoranti, i bavaglioli, le risate grasse) e una furbizia greve, da commedia dell'arte: quella stessa che poi vediamo, ripulita dei suoi quadri più inconfessabili, nei peggiori talk-show calcistici, dove "l'amico Moggi" da anni ammannisce a una platea spesso estasiata oscure facezie e sorridenti minacce, una specie di andreottisimo però imbertoldito, un'imitazione popolaresca del Potere che è parodia però senza saperlo. In fondo soprattutto penosa, e penosa non tanto perché rimanda a probabili prepotenze calcistiche, quando perché incarna (altro che calcio...) la vecchia furbizia contadina italiana appena appena camuffata, incravattata di fresco, e riscodellata in video per la gran gioia di chi non vuole fare la fatica di pensarci diversi, noi italiani, da questo stucchevole arrangiarci da subalterni: da servi, altro che da potenti. (Che la furbizia sia caratteristica servile, e mai signorile, è la sola fondamentale scoperta politica che milioni di italiani devono ancora fare).
E il tutto, poi, si badi bene, ben radicato e fiorito lungo
il corso degli anni alla corte della sola accertata monarchia borghese d'Italia, la Juventus dello "stile Juventus", gli Agnelli dello "stile Agnelli". Le cui giovani leve, esauriti i dovuti vizi di crescita, si spera possano dare una sterzata all'andazzo, vincendo mezzo scudetto di meno, magari, ma guadagnando un minimo di "immagine", parola così di moda che sempre più spesso ci si dimentica che forse significa qualcosa.
Tanto, Moggi un altro lavoro lo troverebbe di sicuro: il calcio italiano, e il Paese in genere, non pare abbiamo i normali anticorpi bastanti a difendersi dai prepotenti e dai furbi. Difatti, suscitando altri tremiti in altri ambienti attenti allo stile, ogni tanto corre la voce che l'indubitabile signore Moratti voglia portarlo all'Inter, questo fenomeno della telefonata giusta.
Speriamo di no. Ma non stupiamoci se è sì
 
 
 
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Mentre Serra si infastidisce dal non esser stato quantomeno stupito dalla serratura disvelata sulle quinte moggiane, mentre gli italiani sono ancora ignari della perfidia insita nella furbizia la quale li renderebbe servi felici e non meditabondi ma educati padroni, il mezzo scudetto che la Juve cederebbe mollando la ditta Moggi non sarebbe appalto dell'Inter di Serra.La quale per sommo, e sbilencamente furbetto, sfregio ne vincerebbe una sporta con le nuove telefonate giuste.E tutti interi.
Serra disperato non stupefatto ha già messo le mani avanti, non potendo metter Bertoldo al suo posto.

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Dershowitz codifica il diritto alla guerra di prevenzione, il disarmo preventivo dell'armato ostile, Chomsky invece cantilena "Nazioni Unite, Nazioni Unite, Nazioni Unite" che nessuno sa cosa voglia dire o meglio che nessuno ammetta che voglia dire un esercito internazionale in mano e balìa anche delle nazioni canaglia.In entrambi i casi un interventismo dunque e qualunque, loffio o meno loffio, esperito praticamente con gli stessi battaglioni, quelli delle Nazioni in grado, e gli stessi soldati.Non si capisce alla fine di questo insensato dibattere e distinguersi su un intervento comunque il perchè non con gli stessi generali.Si arriva a Bush probabilmente per esclusione del turpe frivolume dei cannoni di Bush comandati da Castro o Ahmadinejad.
A proposito di ritiri intelligenti dalle azioni ex-intelligenti ora punitive in corso d'opera, vi è pure la proposta del rabbino democratico ed internazionalista, figura che non manca mai nel caso tra tanti marmittoni con o senza Dio.
Rav Lerner di San Francisco la fa facile in Iraq.Per risolvere e pacificare tutto, gente, non occorre che un referendum: come volete l' Iraq, unito o trinazionale ?
Se finisse quà, la cosa suonerebbe anche soltanto pittoresca ma in fondo deresponsabilizzante.Se non fosse che il reverendo circonciso le truppe non le vuole più mollare e le vuol poi portare giù in Darfur.Dove per fortuna sulla vita non si vota e non ha voti da acchiappare.Con quattro schioppettate dovremmo cavarci dagli impacci e tacitare le coscienze.
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http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/sport/calcio/richiesta-archiviazione/richiesta-archiviazione/richiesta-archiviazione.html
 
Juve assolta, lo dice il pm.
Ma, allora, come dice Rocca, di che stiamo parlando ?
 
Da Vanity Fair, un interessante ritrattino antroteosofico.Un pò uomo, un pò servo cercatore di Dio.La pietra filosofale pour excellence in grado di trasformare gli uomini in servi.Sempre dallo stesso homme de recherche di prima.
 
Da nazi a islamista, i nemici sono gli stessi

VANITY FAUR, 4 maggio 2006

Da testa rasata a barbuto di Allah sembrerebbe un gran salto ideologico, ma non è così. Uno dei leader neonazisti d'Inghilterra, David Myatt, si è convertito all'Islam radicale e si fa chiamare Abdul Aziz Ibn Myatt. Cinquantasei anni, Myatt è stato il primo leader del movimento nazional socialista britannico, il cui programma politico prevedeva il terrorismo contro gli ebrei, i neri e gli asiatici. Un giornale antifascista inglese, nel 2000 lo ha definito “il nazista più ideologico del paese”. Un suo adepto è in galera a vita per aver fatto strage di tre persone nel 1999 a Londra. Myatt ha spiegato come mai da neonazi sia diventato musulmano integralista. Alla base c'è il medesimo odio razziale per gli ebrei e il disprezzo per la società occidentale. Da testa rasata Myatt credeva che la supremazia bianca potesse sconfiggere il materialismo, il disonore e l'arroganza dell'Occidente, ma si è reso conto che era un'illusione. Soltanto l'Islam radicale, sostiene da quando si è fatto barbuto, ha la forza per combattere la guerra santa. “Il jihad è il nostro dovere”, ha detto Myatt in versione Abdul Aziz Ibn. Per entrambi i Myatt, l'Olocausto è una leggenda. Sia quello nazi sia quello islamico, considerano la democrazia un falso mito di un Occidente che merita di essere abbattuto con attacchi suicidi, anzi con “operazioni di martirio”, soprattutto contro ebrei e Stati Uniti. Christian Rocca

Pubblicato il 9/5/2006 alle 14.51 nella rubrica Caro Diario.

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