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"Olocausto : dilettanti allo sbaraglio "

Mattogno è un rompicoglioni.Nel senso buono.Chi conosce, anche epidermicamente, la letteratura revisionista sa delle lunghe digressioni a puntualizzare il più infimo dei particolari, con annesso mastodontico ed inevitabile apparato bibliografico.
Ecco, moltiplicate per sessantasette volte sette e lo avrete.Mattogno è qui, in mezzo a voi. 
Sto leggendo, a dire il vero una rilettura, una sua operetta del 1996, "Olocausto : dilettanti allo sbaraglio", una batteria gustosa per quanto pesante di controrecensioni di letteratura cosiddetta "olocaustika". 
La parte più godibile, secondo il mio intendimento e scopo critico-conoscitivo, è quando fa letteralmente a pezzi Deborah Lipstadt, quella che ha prima diffamato e poi vinto il povero Irving in Tribunale riguardo una ben più meschina questione di vanità letteraria e di contratti editoriali sontuosi fatti sfumare.Quelli di Irving, naturalmente.
Nel merito, non dico nulla.Al dibattito tra revisionismi assisto solamente e se il caso dal buco della serratura.Specie quando il confronto è tra uomini di penna e uomini di legge.
Però Mattogno ha ragione quando sostiene che la materia non è pane per i deboli denti dei dilettanti.L'autore parla e scrive in più lingue e ciò gli consente di attingere ai testi in originale.
Fossi in voi, mi farei impressionare.
Non so un religioso silenzio.Ma ad un laico timor panico io mi ci abbandonerei senza se e senza ma.

Pubblicato il 12/3/2006 alle 12.24 nella rubrica Sto leggendo.

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