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Vita violenta, un musicarello

http://www.giornalettismo.com/archives/6130/a-gambe-aperte-vita-violenta-di-karin-schubert/

La storia della spoliazione costante e senza limiti, dai '70 ai '90, di una donna senza colpe o particolari meriti che, come il '68 che in fondo rappresenta, parte da un sole alto ed arriva a uno sotto regolazione, passando dalla bellezza allo stato brado (da cavalla a cavallo) alla "confessione" delle sue colpe in pubblico per una italianissima mazzetta nelle mutande, e tutto sul cavallo di una ferocia che la degrada lasciandola italianizzata nel non farsi fregare dall'ultimo "animale" che imbroglia di lacrime di profumo, la musicherei così.
Prima parte (facilissimo, inevitabile quando si è giovani sul serio e Karin lo è stata davvero) :






Il resto, questa (è la canzone che ho avuto in mente durante tutto il pezzo tranne il primo paragrafo). Sulla notte che copre il sole. Che non le dà alcuna guardata.




Il monologo di Mamma (un po' come quello alla bambola di Andy Summers) è un omaggio al Vecchioni che segue. Un po' di poesia che innerva lo schifo. Se leggete i commenti, noterete che tutti pensano che facesse tutto solo per i soldi (è vero solo quando si "pente"). Se leggete, vedrete che hanno voluto leggere così.
Quel monologo in realtà è un dialogo muto con tutti si indicibili e incondizionati di mamma da quell'altra parte.




L'io narrante si alterna. Una volta è lo sguardo dell'autore, poi Karin, una volta è il figlio nel monologo della Mamma, poi lei, un'altra volta è Costanzo. Poi di nuovo lei.
Lo sguardo dell'autore è l'unica cosa che veste Karin. Tutto il resto la spoglia.
E' una spoliazione continua di una donna senza colpe e senza gloria.

Pubblicato il 1/10/2008 alle 20.27 nella rubrica Diario.

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