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Shhhhhhhhh, meglio sussurrare...

Un antico e saggio detto confuciano recita: “è molto facile fare il frocio con il culo degli altri”.

Ed è quello che sta succedendo a Torino, dove alcuni gruppi di estrema sinistra e destra si stanno dando appuntamento per boicottare una fiera del libro. Ma per l’amor di Allah, una Fiera del Libro...

La storia potete leggerla qui, meglio spiegata. Si da il caso che sia stato l’Egitto a fare un passo indietro e siccome Israele era in zona (Fiera del libro di Parigi) per questioni - suppongo - contingentemente economiche, si è scelto di passargli il testimone.

Che poi fosse inopportuno farlo proprio quest’anno, in cui ricorre un doppio anniversario, quello della nascita dello stato d’Israele e quello della morte delle speranze a lungo coltivate prima del ’48 dai palestinesi di avere il proprio stato, nessuno lo mette in discussione.

E nulla quæstio sui crimini che Israele commette sulla popolazione prigioniera a Gaza e in Cisgiordania: dai bombardamenti "mirati" che uccidono intere famiglie o ragazzini che giocano a pallone su una spiaggia fino alle rappresaglie che azzerano il progresso faticosamente raggiunto dal lavoro corale di un intero stato come accaduto in Libano.

Tutto nella completa indifferenza, accettazione o giustificazione della comunità internazionale.

Così come è difficile non notare l’assenza di una critica “istituzionale”, non delegata alla buona volontà di chi invece non vede nulla di male nel presentare il conto ad uno stato che ha fatto dell’apartheid la colonna portante della sua costruzione.

Come ad esempio il convegno che si terrà a sempre a Torino, il 10 maggio, alle 10, presso il Centro Italo Arabo Dar al Hikma [Via Fiocchetto, nr. 15] a cui partecipano, tra gli altri, il compagno Gianni Vattimo e Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato contro l’assedio di Gaza.

Ma mentre da quelle parti le persone combattono e sanguinano e muoiono e uccidono, da queste parti invece possiamo permetterci di fare i “mujaheddin” o i “khaverim” da tastiera, magari anche bruciare qualche bandiera nei cortei (fatto che non ha la stessa valenza in Italia di quella che ha negli USA, dove per avere il diritto di farlo si sono battuti per anni), così mascherando pulsioni oscure con un antisionismo che definire finto, manierista e colpevole è misericordioso.

Tanto noi rimaniamo qui, no?, e la sera l’unico bombardamento che siamo costretti a subire è quello di una televisione impietosa a cui non ci si riesce a sottrarre [dannata Sky, dannata Fox].

Ma, diciamocelo, è molto più difficile parlare, confrontarsi, trovare punti in comune e tentare di puntellarli con il ragionamento e la buona volontà.

Che è quello che sta facendo Sherif El Sebaie a Torino.

Infatti il 7 maggio, alle 18.00, grazie a lui, nell'Aula Magna Agnelli del Politecnico di Torino si potrà ascoltare un concerto e quindi ammirare nella Cittadella Politecnica la mostra Islam ed Ebraismo". [cliccate qui o sulla foto per vedere la locandina ingrandita].

La mostra sarà aperta da un concerto del musicista israeliano Eyal Lerner, che suonerà insieme al libanese Ghazi Makhoul.

Racconterà - questa mostra - della storia dei rapporti tra Ebraismo e Islam, e vede un lavoro corale di musulmani ed ebrei che non si sono tirati indietro di fronte alla sfida più grande: non dare la possibilità a chi odia - senza altro motivo che non sia il livore purissimo per qualcuno che si ritiene inferiore e/o pericoloso [sia questo l’ebreo o il musulmano] - di continuare a odiare.

Perché, signore e signori, la sera del 7 maggio al Politecnico di Torino, invece, si racconterà di un rapporto lungo millequattrocento anni, che si snoda faticoso ma fecondo tra il Medioriente, l’Africa e l’Europa.

E ci sono tutti: a patrocinare l’evento non è solo la stessa Fiera del libro, ma anche la Comunità Ebraica di Torino (e infatti Tullio Levi, il suo presidente ci sarà) e la parte dedicata ai “Giusti dell’Islam” è realizzata in collaborazione con il Pontificio Istituto Missioni Estere.

Non ci saranno solo immagini, oggetti e musica, ma anche la presentazione del libro “Tra i giusti” (Ed. Marsilio) di Robert Satloff, direttore del Washington Institute per la politica del Vicino Oriente, un coinvolgente libro dedicato agli arabi e musulmani che durante la Shoah misero in salvo migliaia di ebrei.

Il giorno dopo, all’apertura della Fiera, ci saranno coraggiosi urlatori fuori da quei locali. Si bruceranno coraggiosamente delle bandiere israeliane e americane. Si negherà - insomma - il diritto all’esistenza della cultura.

Che volete che vi dica: i roghi di libri, anche se virtuali, li lascio volentieri agli emuli di Hitler e Pol Pot.

Io mi tengo Sherif e Tullio.

È quello - se sapremo conquistarlo - il nostro futuro. E anche quello della Palestina.

Il coraggio quasi mai risiede in becere grida scomposte, bensì nel sussurro moltiplicato per milioni di voci libere, di voci oneste. Ecco, nell'Aula Magna Agnelli del Politecnico di Torino, domani sera, saranno in molti a sussurrare.

Dacia Valent

Pubblicato il 6/5/2008 alle 8.24 nella rubrica The Adolf Hitler dance.

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