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"Sono un renano, mia madre è renana!" (e la finisco qui)

 Mah, che replicare? Per te tutto è solo un gioco di parole indimostrabile che vuol dire, appunto, tutto e il suo contrario: per me invece le parole pesano e sono una precisa presa di responsabilità. Certo che l'arte esiste anche sotto gli oppressori: Mecenate era un grande mediatore che faceva scrivere a Properzio quel cazzo che voleva, ma poi , intelligentemente, gli strappava anche la promessa di un libro di Elegie romane, come fu fatto. Ma altri hanno pagato, per la loro LIBERTA' artistica: nella fattispecie, Seneca, Lucano, Petronio, Cornelio Gallo (con la vita) Ovidio (con la relegazione forzata). E scusa la deformazione professionale.
Non mi sembra sia il caso di Mephisto. Il quale, magari, irride, come te, i silenziosi esuli parigini (ma ricorda che la famiglia Bruckner era sulla lista nera, e non aveva scelta) ma se la fa sotto, da Vienna (se ben ricordo, ma nel film è Budapest) quando Hitler diventa cancelliere, e torna a Berlino con le spalle coperte solo quando la devota Angelika gli assicura che è entrato nelle grazie dell'amante di Goering, disposta ad aiutarlo. Continuando a ripetersi: "SONO UN RENANO, SONO BIONDO!". Ripeto, ci può essere produzione artistica di livello anche sotto i regimi oppressivi (vedi gli anni trenta in Italia degli Alvaro, dei Moravia, dei Vittorini), ma sappiamo benissimo a quale prezzo. Quali lotte e progetti artistici vedi, nel romanzo? Quali ideali, in quel bagno di terrore? Le uniche cose degne di rilievo sono state prodotte, appunto, in esilio, oppure con le rielaborazioni postume del dopoguerra, la cosiddetta letteratura "delle macerie" (Boll, Grass etc). Tu parli in via generale, ma la realtà è che tutte le pagine del libro testimoniano che la cultura era diventata un cerimioniale da salotto, una mascherata grottesca, sempre che non si mettesse mano alla fondina. E non è che possiamo sempre fare di un libro quello che vogliamo noi, vero?

Pubblicato il 29/3/2008 alle 9.54 nella rubrica Spigolature quasi, non proprio, quotidiane.

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