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"Io, uno con un nome come Kaka, non lo prenderei mai" (L. Moggi)

 

Kaka è arrivato in Italia molto giovane, e con un nome così. Poi ha dato lezioni di gran calcio a tutti. Un giovane di rara bellezza ed eleganza, un atleta strepitoso ma, ormai lo abbiamo capito bene, un predicatore di fanatica fede evangelica, nato in una famiglia di cristiani battisti. E talmente interessato alla salvezza degli uomini da dedicare ogni suo sforzo anche alla conversione dei suoi compagni di strada. La maglietta che indossa con più soddisfazione pare sia quella che reca una scritta inequivocabile: “I belong to Jesus”. In politica, è di indefettibili convinzioni teocratiche. Tempo fa rilasciava in una intervista le sue incrollabili convinzioni: “Secondo la Bibbia, è Dio che sceglie i re, i principi, i senatori, i presidenti. Se Dio sceglierà un cristiano, lo farà al momento giusto”. Ma si tratta di convinzioni che non gli hanno impedito di fare la campagna elettorale per il devoto prefetto di San Paolo José Serra, contro quel miscredente di Lula.

Quanto al sesso, e ai rapporti tra uomo e donna, lui, che è così profumato e desiderabile, non mostra dubbio alcuno: altrochè Pacs! Parlando di sé e di sua moglie (Vanity fair), il nostro afferma: “Abbiamo scelto di arrivare casti al matrimonio: la Bibbia insegna che il vero amore si raggiunge solo con le nozze, con lo scambio di sangue, quello che la donna perde con la verginità”.

Sono parole che fanno quasi rabbrividire: il sangue della donna vergine come sigillo di un antico rito tribale. D’altronde questi sono i tempi: ampolle con l’acqua sacra del Po sollevata verso il cielo; veli e burqa a cancellare quelo che ancora imbarazza, se non sconvolge: il corpo della della donna.

Ma la questione è un’altra, e sta nel fatto che Kaka si trovi ora a fare in nome del suo fondamentalismo cristiano ciò che Del Piero fa coi suoi modi da bravo ragazzotto di famiglia per un' acqua minerale in un molto trasmesso spot televisivo. L’Adidas, che di Kaka è lo sponsor, pare lo paghi molto bene: funziona davvero il suo viso pulito contro le insinuazioni quotidiane (molto più che insinuazioni, per la verità) contro il calcio che dicono sporco.

Questi sono i tempi: ancora, mi verrebbe da dire, del fanatismo delle merci, parodiando il vecchio Marx. Tempi di parodia, già: perché Dio, che non è morto, dovrebbe rinunciare a giocare la sua parte?

Pubblicato il 4/3/2008 alle 17.57 nella rubrica Spigolature quasi, non proprio, quotidiane.

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