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Il Frittellaro-la vera storia (lunedì 23, The Bup-capitolo finale)



Comunque andiamo in vacanza insieme in Grecia. Una sera ci spostiamo a Poros, un'isoletta lì davanti tutta locali e vita e ci fermiamo a mangiare qualcosa in un bar e io noto subito (ma che occhio ho?!) un cameriere (d’estate mi passa il classismo) molto molto carino. Che viene subito a parlarci in un inglese non brillante (il mio è terribile) e dopo aver fatto un minimo di conversazione ci dice: «più tardi un mio amico fa una festa, vi va di venire? Finisco di lavorare e andiamo». Vedi che poi io quando sono obnubilata combino sempre qualche casino? Insomma andiamo a fare un lungo giro e poi ci ritroviamo nel locale. Il cameriere ha finito, si leva il grembiulino e ci dice di aspettare il suo amico. L’amico è il frittellaro del bar. Dio mio, il frittellaro. E non è classismo. Capello lungo nero con stempiatura sulla fronte visto che aveva 40 anni, e noi 22, una razza d’oro sul petto villoso che si apre sulla camicia coi lustrini. Stivali ad agosto con 50 gradi ai piedi. Io ho un calo di pressione considerevole e guardo V. Saliamo sulla macchina e ci saliamo perché il giovine sembrava normodotato intellettualmente e perché avremmo disperso l’Unto dalle frittelle alla festa. Ci fermiamo sotto un condominio nuovo e l’Unto ci informa che dobbiamo aspettare un attimo. Poi saliamo per le scale e io inizia a dire a V. «Ma ti pare che qui possa esserci una festa? Cosa fanno, il gioco del silenzio?». E infatti la festa non c’era. Entriamo in una stanza che è una cucina piccola piccola e io penso: «Ma che gusti di merda, come si fanno ad appendere tutte ste stronzate?» che significava calendari e stampe del kamasutra e un paio di fruste. Nell’unica altra stanza in cui ci fanno gentilmente accomodare c’è solo un enorme letto a quattro piazze. Con specchio inclinato sopra.

Ora, siamo uscite entrambe vive da questa stanza, entrambe con i nostri vestiti addosso, entrambe tirando delle madonne alla nostra ingenuità, entrambe pensando: basta, la smetto coi capelli biondi. Ci siamo salvate con una estenuante trattativa. Tipo: «No, veramente (e qualche scusa)» e lui «ah, va bene, tranquille» e si spogliava. Siamo andate avanti così senza incrociare i nostri occhi, ché se l'avessimo fatto ci saremmo spaventate ancor di più, mentre così sembrava quasi un gioco, per un paio d'ore. E loro poi son stati così gentili da riaccompagnarci al porto. La favola insegna che…



permalink | inviato da il 15/6/2005 alle 10:13 |






Pubblicato il 21/7/2007 alle 10.5 nella rubrica Isn't she lovely ? Parlatene di Uic purchè ne parliate.

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