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Morte di un giornalettista- Cap. 10, Fame

Quest'estate la trascorro al mare, pensa Harold. Questo preciso mese di agosto del 1925 lo trascorro sulla spiaggia. Bagni di sole tranquilli, rilassanti bagni nudo dentro l'acqua. Senza scocciature, senza rivolger la parola a qualcheduno. Tanto quando passano, pensava Harold, continuano a scansarsi, questi stronzi. Per mio padre sono soltanto un pregiudicato, un fuggitivo dalla Legge, una pessima riuscita. Lui è ricco, spero che muoia. Adoro, sospira Harold, quando si chiudono le giornate senza che sia successo nulla. Adoro fregarmene del bon ton in mezzo agli uomini e le donne, ne faccio aspettare qualcuno quando capita all'impiedi e non faccio niente per aiutarli a restare o andare via, il rapporto migliore che posso avere con la gente è tramite il danaro, voi orgogliosi e i romantici non sanno che si perdono nel comprare il tempo e la libertà delle persone, te ne puoi fregare di sedurre e puoi comprando chi si vende fare molto, puoi diventare o ritornare onesto, per niente muoverei un muscolo, nè un'idea nè un pericolo imminente. Neppure più il miglior modo di avere idee da vendere al miglior degli offerenti, cioè annotarle al volo sul cuore a fazzoletto per ricordarle meglio, infatti quest'altr'anno al mare non avrebbe portato e tenuto alcun diario. Le strisce giornaliere, Harold, le avrebbe poi mandate da quel dì del '25.



Pubblicato il 5/7/2007 alle 22.51 nella rubrica Morte di un giornalettista.

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