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31-05-06

Con quest'aspetto da metallaro andato con gli anni, senza capelli maglietta nera e la barba in faccia, le labbra rosse che sbucano tra i peli a chieder un aiuto cercando di svignarsela, sembro un libanese andato a male.

Il Dio vero è il mio, soltanto il mio, quello che non perdona.Muto, immobile, non sottotitolato per i non udenti, senza titolo neanche ci pensa.E chi ripudia mai ritorna.Non può così tanto da non volere ritornare.
Non come quello di questi qui, che sta appeso alla parete a braccia aperte ed accoglie tutto.
Dio è morto, giocoforza, mentre tutto ti parla di lui e ti conduce al concetto.Di Causa Prima perisce il determinismo di chi ferisce.E'la Natura, come si giustifica la signora che si concede al ganzo di Estatì.
Se vedi gli atei devoti inventarsi un Credo utile non credendoci proprio, ti vedi inventarti un non posso che crederti morto rassegnato.
Chi si inventa una devozione, chi è costretto alla bestemmia.
Chi finge per piacere, chi nega per dovere.

Pubblicato il 31/5/2006 alle 14.39 nella rubrica Caro Diario.

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