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Appuntamento col sentimento


30 aprile 2007

App.col sent-30/04/07-

A cura del Sor Ricchiuti

La cronaca ci  insegue. Ci incalza. Detta l’agenda, si sia presenti e come, si stia al suo gioco e non, che ci piaccia o meno. La cronaca, inutile, tra il dire e il fare, l’essere o l’avere, il farci per non parlar dell’esserci, è quella cosa che partendo si sa da dove, dalla notte dei tempi, prosegue durante le nostre vite per concludersi persino oltre le stesse. Il che, rabbrividiamo, è inconcepibile. Dichiaratamente inaccettabile. Sapere che dopo di noi continueranno ad esserci le stesse cose che ci sono sfuggite prima di noi sfida ogni tolleranza per l’essere, per non parlare di quel che cominceremo a pensare di quello stronzo del divenire. Orbene, senza che ci si affanni più di tanto a non capire, mettiamola così per l’avvenire. Spieghiamo, affinché non cada nel vuoto la nostra presenza, la linea che valga, in codesti frangenti, anche per i nostri figli, ed i figli dei figli, ricompresi i disegni dei figli dei figli dei figli.
Dunque, questo è successo, nell’ultim’ora. Hanno aperto l’ombrello alla Telecom perché Tronchetti l’ha preso in un occhio. Ma in questo caso si sopravvive.


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30 aprile 2007

App.col sent-28/04/07-

A volte bisogna cozzare col destino. Specie se è avverso. Se è quello avverso, stai sicuro che il trattamento sarà speciale ed obbligato. Nulla potrà ricondurti a quello che eri un tempo perché nulla potrà ricondurre indietro chi ti volge il fiero cipiglio dell’accusa. Sembra un copione già scritto. E così ben scritto che nessuno, neanche la Verità in persona che chissà se esiste ma che di sicuro ci vede benissimo, oserà far capolino per non sciupar la bella trama. Insomma, se il problema è risolvibile, si risolve, se non risolve non esiste neppure. “"Questo processo ha inciso sulla vita politica italiana perchè c'era una grande pervicacia da parte dell'accusa nel portarlo avanti. In una situazione normale, questo processo non sarebbe arrivato neanche all'udienza preliminare".

Orbene. Alla Franzoni sedici anni di attenuanti generiche, a Berlusconi undici anni neanche di quelle. 

http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1462343




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30 aprile 2007

App.col sent-27/04/07-

a cura del Sor Ricchiuti

A parlare di inciucio ci si fa male. Specie se ne parli seriamente, il rischio si corre. Ma, come il coricarsi con una bella donna, è un rischio, quasi, sopportabile. E recentemente lo si è affrontato in alta sede, addirittura e nientepopodimeno che nell’assise congressuale propedeutica alla costituzione del Partito Democratico. Anche se, da bravi democristiani sia corrente Berlinguer che corrente Borrelli (Resistere, resistere, resistere), si è avuta la furba malizia di chiamarlo “larghe intese”. Hanno fatto bene, meglio prevenire che doversi curare dell’immagine. Già il termine, inciucio, di per sé, infatti, induce a peccare. Ed a giudicare come tale, che poi è l’istesso. Si sono visti onest’uomini pranzare insieme per mettersi d’accordo e sentirsi poi sporchi e faccendieri più di Mata Hari. Un problema culturale, di percezione individuale e sociale, legato a dei tabù precisi ed irremovibili. Ne sa qualcosa, e bene, al proposito Marco Travaglio, il quale, a proposito di scabrose commistioni e commistioni scabrose perché giudicate tali, da tempo predica la separazione dei ristoranti mentre si guarderebbe bene dal solo pensare quella delle carriere.


http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1461015




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26 aprile 2007

App.col sent-26/04/07-

a cura del Sor Ricchiuti

La Repubblica parla di dolce attesa e quasi si rammarica della decisione dei genitori di far quadrato sul sesso del nascituro sino alla fine. Il mistero di non poter preparare un editoriale adeguato sulle sorti della terza generazione al Potere rende biliosi i cronisti anche se Scalfari, di sicuro, all’epoca dell’esercizio di quel Potere ci sarà. E, rassicurando sul punto, ha già disapprovato il fatto che la ricca metta la filosofia ed il povero i soldi. Idem sentire, come volevasi dimostrare, per il Corsera, angoscia per non sapere bene a chi, se un Erede al Trono o una semplice principessina da maritare in futuro a qualche Agnelli, indirizzare coccodrilli o Erode. Il quale Corriere ci premura però di farci sapere, anche, che è stata lei, la biondina, a corteggiare. Tgcom si prende la briga di precisare che lei stava dietro a lui, sobbarcandosi pure il pendolarismo che fa tanto vero amore, da circa un anno.
Il nonno è contento, e Montezemolo già parla di tesoretto. Insomma, di questo semplice e normale amore, fatto di cose di tutti i giorni, tra colpi di fulmine in Sardegna, figli ad appena vent’anni, bionde miliardarie che s’innamorano e su e giù con Londra ne parlano tutti bene. Nessuno che faccia notare, neanche il Vaticano, il carattere extra-matrimonio di questa gravidanza, forse perché c’è talmente anti-berlusconismo in questo paese che comunque si dà sempre per scontato che dai lombi Berlusconi non possa nascere che un bastardo.

http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1459624




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25 aprile 2007

App. col sent-25/04/07-

Eccola che si sta alzando, come ? cosa, la canzone popolare. Tutti facevan il tifo per l’Inter ed erano e sono tutti coloro che più genuinamente sanno di popolo.
Michele Serra, dimentico, oramai proprio dimentico, dei tristanzuoli, sfigati e non scudettati tempi di Cuore ha scritto un corsivo quasi simile, come verve, al “Ti amo, campionato, perché non sei falsato” di Elio.
Ti amo, campionato, perché ti ho intercettato”, ha subito risposto da par suo uno tra Pulce e Poiana.
Lerner ha chiosato de curtura saggiando, nel senso proprio del ricavarci un saggio, gli umori della gente di (Provincia di) Milano, Italia.
Tronchetti, dall’emozione, ha chiesto perfino scusa. Ora.
Ora come ti metti, metti, qualsiasi cosa accada, comunque si vada avanti è contro il “popolo”. Ora come la metti, metti, eccola che si sta alzando l’indignazione “popolare”, e quindi, e che la Telecom vada al narcotraffico colombiano, e che la Champion’s vada al largo traffico di Galliani, e la chiamano, in ogni caso, Liberazione.

http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1458431




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24 aprile 2007

App.col sent-24/04/07-

a cura del Sor Ricchiuti

Si stava meglio quando si stava peggio. Non c’è paragone. L’aria che tira è pessima, che dico pesante, proprio pessima. Non si respira più, infatti. Non si ragiona più, per giunta. Tutto sembra orientarsi verso la più tetra delle catastrofi. Verso il più bieco dei fanatismi, il più ottuso degli ottenebramenti, il più illuso e sopravvalutato dei comportamenti. Non c’è margine al miglioramento. Se potrà andare male, finirà pure peggio. Cadranno le residue illusioni, se c’ancora qualche sventurato che ne coltiva mezza. Il responso è matematico, il polso della situazione definitivo, il nuovo verdetto su chi vince, il modo, e chi perde, il fine, andato in giudicato (e quello vecchio pure alla malora).
Meno male che hanno pensato di fare il Partito Democratico, nel frattempo, così da lasciare solo il popolo dell’Inter a festeggiare quel che è avanzato della superiorità morale e antropologica, il meglio dei tempi, e fine, di Achille Occhetto.


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24 aprile 2007

App.col sent-23/04/07-

a cura del Sor Ricchiuti

In un mondo che. Prigioniero è. Prigioniero, si, di un amore sincero per la litigiosità perenne. Del gusto per la polemica sovente e volentieri fine a se stessa. Ostaggio della libido dello scazzo puro. Del battersi e ribattersi sempre per lo stesso punto d’orgoglio sullo stesso punto d’onore. Un mondo dove persino le storie e le civiltà accumulatesi nel corso dei secoli, nonostante l’esperienza di disincanto fatta, e persino le verità appena scoperte ed i diritti appena riconosciuti, persino le storielle accumulatesi più banalmente nel corso degli anni appena trascorsi, nonostante la condizione malferma e la salute cagionevole della loro retorica, vengono vissute in termini di dogma e dunque in termini di scontro. Non c’è pace alla guerra, non si interrompe questa emozione. E non crediate mi riferisca solo ai massimi sistemi. In un mondo preso al lazo dalla lite, ti capita ad esempio di far questione con la tua edicolante la domenica, quell’unica domenica all’anno, ogni due anni, in cui hai comprato, mancando come si sa il Foglio e di leggere il Corriere manco a parlarne, la Repubblica e ti ha voluto rifilare a forza, come non ti sentissi già abbastanza naufrago di tuo, pure (il) Venerdì.


http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1455586




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21 aprile 2007

App.col sent-21/04/07-

Tosto che fummo al quarto ci sembrò che il tempo non passasse mai e ci sentimmo già al quinto giorno di sciopero. Il primo l’avevamo passato male. Il primo poi il secondo, e poi senza neanche passare al terzo ci sentimmo già alla frutta. Ci confortava guardare la concorrenza , nella Corsia dei Servi, e ricordare che in fondo il loro motto consisteva nel fatto che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Noi tireremo avanti, dunque, dato che non siamo stupidi. Sino all’ultimo spiraglio aperto, intanto che non siamo domi. Sino all’ultimo termine promesso, dato che noi solo noi siamo di parola.
Certo, a ripensarci bene. Pensando bene a ciò che ho appena detto siamo, tutto sommato una salvezza c’è. Intanto che siamo stupidi, possiamo sempre cambiare idea.

http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1453463




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20 aprile 2007

App.col sent-20/04/07-

 

E va bene. Non saremo complottardi. Non faremo storie. Saremo docili e remissivi come volete voi. Simpatici, non più canaglie, ché abbiam già dato sotto questo profilo, come è giusto che sia. Saremo terzi, neutrali, freddi. Compassati. Persino sportivi. Festeggeremo con voi, trepideremo per il valore onesto delle vostre vittorie e delle nostre sconfitte. Pagheremo pegno, dazio, altre penali, tutto quello che deciderete sia equo per noi. Applaudiremo, restituiremo, espieremo, ingoieremo. Sorrideremo, finalmente felici e liberi dal peccato, a questo vostro mondo pacificato. Però permettetecelo un ultimo sbuffo.
Permetteteci di dirvi, prima di inabissarci cheti, che, a proposito del vice Montezemolo nuovo presidente di Tronchetti, questa, dopo Euro 2012, della Telecom agli Elkann è quantomeno un’altra sconfitta dell’italianità delle imprese. 


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20 aprile 2007

App. col sent-19/04/07-

 

a cura del Sor Ricchiuti

C’era una volta un gran Palazzo in festa. Suoni, canti e colpi di testa. Orgoglio, bandiere, niente e nessuno si poteva tenere. Stranieri accorrete, al paese c’è festa. Canzoni, bambini, segreti scoperti e neanch’uno soffriva. In alto i cuori, libiamo felici. Leviamo ogni dubbio al nostro buon cuore. Festosi eran mille, lucenti eran tutti. Nessun sentimento poteva bastare. Mancava soltanto il suggello finale. Una tristezza così, io però, non la sentivo da mai. Ma poi da Roma arrivò chi doveva dar festa nel pacifico farsi far festa. E allora tutto passò. Dalla torta uscì, infatti, nessuno. Eran scudetto ed i record dell’Inter

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