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Morte di un giornalettista


14 ottobre 2007

Morte di un giornalettista, cap. 13- Paul purtroppo è ancora vivo

Billy Shears si guardò intorno. Era da tempo che si poneva più risposte che sapide domande. Era tempo che il figlio Jack si mettesse l'anima in pace per quel provino, o quel promo. Come , l'anima, sua, di William Campbell, s'era messa a riposo dal secolo scorso, da quel lontano '66 del secolo dei Beatles. Era tempo inoltre. Inoltre era tempo (che la madre fosse morta e amen, da qualche parte ancora lo sapeva). Billy Shears si guardò in tondo, come quei ragionamenti circolari che gli tondeggiavano arrotondandogli il volto, e promise a se stesso di tornare ad essere solamente Paul Mc Cartney, non più un doppio mistero da coglionare ma semplicemente il "coglione più bello di Liverpool da sposare".



 




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12 luglio 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 12, Sei bellissimo

Che strana donna avevo io. Quanto più ne avessi bisogno, più s'allontanava. Dice che era fatto tutto per me, la mia salute, la mia sensibile serenità. La sua lontananza ormai era il suo unico modo di darmi amore. Tutto il suo grande, incommensurabile amore. Roba che si poteva misurare, appunto, a distanza di miglia e oceani. Ripensare ai primi tempi, quando ero bellissimo.




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11 luglio 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 11, Who wants to live forever

Come passa il tempo. Specie se lo occupi piacevolmente. Eravamo ormai da più di un mese e mezzo, io e mia moglie in viaggio di nozze, su quell'imbarcazione. E stentavamo ancora a crederci. Nonché ad andarcene. Scherzando tra di noi a volte le citavo rammentandogliela la maledizione incantata dell' Hotel California degli Eagles. Uno di quei posti così magici e perfetti che non puoi fare a meno periodicamente all'inizio e spasmodicamente poi del desiderare di andartene. Subito. Al più presto. Prima di ieri. Eppure era tutto stupendo, la barca, i paesaggi, il nuotare felici, persino il fare l'amore a volte. Tutto era gratis e nessuno avrebbe potuto toccarci neanche volendo. Si poteva avere e soprattutto chiedere di tutto. Anche l'invidia nel febbricitante desiderio degli sguardi altrui. Senza pagare dazio. Perché eravamo ospiti, e l'ospitalità è sacra.
Quando vennero a pigliarmi i gendarmi con l'accusa di aver ucciso un tale, fu solo allora, leggendo la firma dell'altro teste a carico oltre mia moglie,  che seppi alla generosità ospitale di chi dovevo dedicare il racconto, il signor Panovsky.
Comunque. In qualche modo, almeno io, ero sceso.




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5 luglio 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 10, Fame

Quest'estate la trascorro al mare, pensa Harold. Questo preciso mese di agosto del 1925 lo trascorro sulla spiaggia. Bagni di sole tranquilli, rilassanti bagni nudo dentro l'acqua. Senza scocciature, senza rivolger la parola a qualcheduno. Tanto quando passano, pensava Harold, continuano a scansarsi, questi stronzi. Per mio padre sono soltanto un pregiudicato, un fuggitivo dalla Legge, una pessima riuscita. Lui è ricco, spero che muoia. Adoro, sospira Harold, quando si chiudono le giornate senza che sia successo nulla. Adoro fregarmene del bon ton in mezzo agli uomini e le donne, ne faccio aspettare qualcuno quando capita all'impiedi e non faccio niente per aiutarli a restare o andare via, il rapporto migliore che posso avere con la gente è tramite il danaro, voi orgogliosi e i romantici non sanno che si perdono nel comprare il tempo e la libertà delle persone, te ne puoi fregare di sedurre e puoi comprando chi si vende fare molto, puoi diventare o ritornare onesto, per niente muoverei un muscolo, nè un'idea nè un pericolo imminente. Neppure più il miglior modo di avere idee da vendere al miglior degli offerenti, cioè annotarle al volo sul cuore a fazzoletto per ricordarle meglio, infatti quest'altr'anno al mare non avrebbe portato e tenuto alcun diario. Le strisce giornaliere, Harold, le avrebbe poi mandate da quel dì del '25.






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1 luglio 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 9, Matrimonio Vichingo

Pare ne acchiappi più il miele. Figurarsi quello dell'Antimafia. A volte penso che quando Charlie Manson giudicava l'opinione pubblica una ragazzina, fosse l'unico ad aver capito Sciascia. Ad esempio una volta la storia di Placido Rizzotto l'ho sentita raccontare così. Non esiste Mafia perché non c'è stato mai niente da rubare.

Amore è  (19/01/2006)
 
Placido è un bel ragazzo, un gran bravo lavoratore che si preoccupa pure per chi il pane non ce l'ha.Per quanto fa male ad agire come agisce, non si deve andare oltre una certa linea.Su certe soglie ti ci puoi solo inginocchiare.E'legge dell'Uomo, così ha voluto Iddio.
Luciano lo vedi quasi mai, sta in disparte, si vede, si sa e si sente che tutto comanda.
Placido, che mi doveva amare, è stato stupido a farsi da lui ammazzare.Prima non pensavo così, ma ora è il mio corpo che dice si a questo.Se l'è cercata, mi ripete sempre la notte il mio Luciano.





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30 giugno 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 8, Bandiere rosse rispuntarono a Poggioreale

Conto otto, ben otto, veicoli in assetto militare di controllo. Quattro camionette pesanti e piene dei carabinieri, i più fanatici come al solito. Armati di tutto punto, attenti, sguardo fisso, massicci e incazzati. E quattro le vetture poliziotte, sciamannate a portiere aperte, un gran caldo e la gran noia, gli sbirri in pizzeria senza contare le guardie carcerarie. A spiare sù dai tetti, come ai tempi di rivolte, materassi in fiamme dove a bruciare erano il '68 della riforma carceraria.
Il corteo in realtà è fermo. Si rizza statico all'angolo della chiamata, lì dove la sera chiamano a gran voce i detenuti, parenti, amici, amanti, amiche. Una parola di conforto, una cantata per la vita. Voglia d'assaltare il carcere saltami addosso. Che per fortuna è dai tempi di Rimbaud che per Io s'intende l'Altro.
Le bandiere sventolano, garriscon le bandiere belle direbbe Pasolini poesia e spia alla polizia, macchè, quali bandiere, quale plurale. Una ce n'è ed è ornamentale. Però ragazze ce ne sono, giovani e forti. Gridano all'altoparlante contro le ispezioni carcerarie, il sopruso dentro, spacciano forza, rompono omertà sul 41 bis, vergogna dell'Italia. Si. Sveglia.
Sveglia. Quel 41 bis donato a mafiosi, pure gli esterni, e terroristi, pure i semplici scontenti. E gridano contro l'ingiustizia, la mala carne dei carcerati spoliata d'ogni sangue del diritto, gridano per Fabio e Mauro a Poggioreale, l'altro compagno al 41 bis di Secondigliano. Fanno alito di vento ai poliziotti che si asciugano il sudore. Un camorrista, come allora nei '70, passa e dice, la meglio gioventù. E alle divise, s'asciugasse pure questo, sputa, ppù. 




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30 giugno 2007

Morte di un Giornalettista-Cap. 7, Storia di un anno

Una sera chi doveva scoprire l'amore incontrò un ragazzo gentile. Sul campo era un lampo. E guardarlo era uno shock. Nell'Italia dei fruttaroli romanisti che avevano speso a vuoto assegni per truccare le World Series della Serie A, venne la Germania di Bernd Schuster, il più grande e disperante robot ariano dai tempi della strage delle Ardeatine. Una falcata bionda, la geometria che si voleva e non s'era avuta a Via Fani due anni appena prima. Poi passò in Spagna, per soldi a Barcellona diventò Ciuster l'alemano e durante il rapimento Quini tacque, durante il doble Maradona giacque. La moglie manager, Gabry, a Barcellona la chiamavan puta rubia per indicare in un sol termine lei con il marito in braccio. Vinse uno scudetto quando gli smobilitarono i talenti maradonici e gli costruirono intorno, agli ordini un inglese e al braccio uno scozzese, una compagnia di piccoli attoruncoli in costume intravisti sulla strada delle fasce al primo infrangere la composta tenerezza dentro il bosco di rigore. Viveva lupo in mezzo ai campi, isolato dal festino, facendo cadere nonostante tutto all'altezza del dischetto tanti angeli dal cielo, a Siviglia con lo Steaua nello stadio Forza Spagna non riuscì a fermare un calcio di rigore. Fu dichiarato pazzo. Per un anno intero. Il prossimo.




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30 giugno 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 6, Dovrebbero farne un film prima o poi sugli amici di Alibrandi

Nella vita reale, la Banda Bonnot faceva rapine e truffe a bassa intensità. Niente fatti di sangue o almeno. Che non fossero troppo eclatanti. Il problema di fare la Banda Bonnot nella Roma dei fine anni '70 c'era ed era evidente anche a dei giovanotti un pò romantici ed un pò perbene, anche a dei ventenni della media borghesia seppur, nell'illegalità diffusa di quegli anni, armati. E fu così che per dispetto alla loro condizione, al loro destino di grand'attori, figli di magistrati, viceprincipi e damigelle al re, cominciarono a sparare. Che fu un pò come truffare. Di sicuro non volevano arricchire e poi. Chissà poi se volevano ammazzare.
Il primo però fu ognuno il proprio giudice. Il classico passaggio della maturità piena di un uomo, da figlio e vittima di giudice a suo boia. E questo probabilmente gli, salvando l'anima, nobilitò il lavoro.




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28 giugno 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 5, A quel giro confermarono Ciao Darwin (e non Capello)

C’è un chiattone che lavora affianco, è grasso da far schifo ma ha solo un pallone di pancia che ha le gambe strette. Una volta ha stramazzato al suolo e da allora dorme con l’ossigeno tutte le sante e lunghe notti della sua inutile esistenza. Fa sempre la parte dello spaventapasseri e creditori ma è buono, non come certa gente che conosco io che su quello stesso viale passa con la macchina in retromarcia sui bambini di cinqu’anni. Sui piedini per vederli zampettare che dicono ci sia tutto il tempo, a cinqu’anni, poi per recuperare. Lui no, il burbero benefico. Lui è buono, lui. Porta da mangiare ai gattini. Gli uccellini. Largo, largo.
Qualcuno poi mi spiegherà come fa una donna violentata a non saper descrivere alla Polizia se quelli che l'hanno penetrata eran slavi. O nord africani.

 





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26 giugno 2007

Morte di un giornalettista- Cap. 4, Le tentazioni del signor Antonio

Le tentazioni del signor Antonio


C’è un cornuto nel Palazzo Vecchio, presso la Palestra di quartiere. Labbro tumido da boxeur sensuale più che mancato, capelli turchini con la riga morbida e ondulata, oramai è vecchio almeno quanto il Palazzo. Aveva da marito una bella moglie fertile e la ingravidò due volte, alla seconda la signora perse il ben dell’intelletto e cominciò a battere anche di giorno. Per fortuna e quieto vivere il proprietario della palestra sotto casa era davvero quel che si dice un signore. Elegante nel vestire e nell’amare spose col permesso del marito, povero, precocemente vecchio e oramai stanco di doversi preoccupare di salvare le apparenze piuttosto che la moglie da chissà quale postribolo. Era più comodo così, per tutti più sicuro. Certo a volte lui, quell’altro, esagerava e si vantava con gli amici. Ma il cornuto sapeva che prima o poi chi sarebbe morto e chi sarebbe diventata troppo vecchia per strusciare, vera o finta che poi fosse, la pazzia. Ora che sono entrambi vedovi d’amante, se ne stanno entrambi salvi, reputazione permettendo, spesso a quel balcone al fresco. Chissà chi aspettano.




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