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ricchiuti


Scandal ?


3 maggio 2008

Revolution

Voi avete imparato a sapere quanto a me piaccia scrivere. Io ho imparato quanto ad alcuni di voi piaccia leggere.

Beh, a metà dicembre [in tempo per i regali di natale] potrete comprare il mio primo libro. Non è una raccolta di pezzi pubblicati sul blog. È molto più semplicemente un lungo racconto di racconti di varia umanità e disumanità incrociata negli ultimi tre anni.

Devo ringraziare per il suggerimento tre persone: Miguel, Sherif e Massimo.

Molti si riconosceranno, in questi racconti, i “nomi di battesimo” non li ho cambiati, anche se non ci sono cognomi. Ma chi sa, sa, e chi conosce riconosce.

Un’altra piccola rivoluzione la trovate tra i link, visto che va di moda, ultimamente. Ho usato alcuni titoli di film che mi piacciono o che mi hanno fatto divertire. Mancano molti dei miei preferiti [quasi tutti], ma solo per motivi di attinenza con i blogger che collegavo.

Alcuni scribacchini sono stati spostati di categoria, per ovvi motivi, altri che erano scomparsi, sono riapparsi.

Ci sono alcuni blog assolutamente imperdibili, come quello dei G2 [Seconde Generazioni] o quello di Marco Wong.

Altri dove si deve assolutamente sostare almeno una volta al giorno, come quello di Ulivegreche o quelli di Talib, Gabrielita e Mirumir.

Molti da scoprire, come quello di Gianni Maris [Italosomali], altri da riscoprire come quelli di Flora [Afroitaliani] e Reine [Afrocittà], ma da frequentare assolutamente. Altri si aggiungeranno, ché questo mondo è proprio bello a volte.

Il blog resta moderato, eccetto che per alcuni fortunati che non passano per le forche caudine della mia "moderazione" [l'unico momento in cui sono moderata, accipicchia]. Ma i vostri commenti li leggo tutti, no worries, e alcuni li faccio passare: preferisco così.

Devo capire come mettere i "bottoni" a siti come Nonsolozapatero, Kligg, Ziczac e OKnotizie, e poi lo faccio. Devo ancora capire cosa fare con Kilombo, ma in questo periodo no go voja, e quindi resta lì.

E adesso mi prendo delle meritate ferie. Rimango in Italia per altre tre settimane ma poi, le prossime volte che scriverò - e per ben quattro scommetto bellissime settimane - sarò tra il Messico e gli Stati Uniti.

Ah, così, en passant, mi sposo.

Lui è Nero, cattivo e pare che non sia mai riuscito a essere dolce in tutta la sua vita. E anche se mi ci è voluta una prova empirica esaltante e devastante per capirlo, diciamocelo, Nero è esattamente come piace a me ed è esattamente ciò di cui ho bisogno.

E si, è musulmano, e no, non vive in Italia, e ancora no, non l'ho "conosciuto" tramite Muslima, e nonono, non ci siamo ancora conosciuti "coranicamente".

E poi, fatevi un po' i cazzi vostri.

Ma giusto per.

Dacia Valent




permalink | inviato da inferno il 3/5/2008 alle 22:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa


12 giugno 2006

09-06-06

Borrelli non ha, ancora, un "pentito".Su Msn news oggi (08/06 ndr) lo titolavano come una disgrazia e una iattura.
Nonostante gli interrogatori, i tanti già svolti.Però, ha garantito, ha già una Conclusione da relazionare settimana prossima, tra il primo e il secondo turno dei Mondiali di Germania.
Berlusconi finalmente fa l'uomo, come dicono i cultori della virile onestà amanti dei proverbiali modi di dire.
"Tutti colpevoli, nessun colpevole" è un bel progresso dagli e degli  scudetti indietro.Moralizzatori di destra (e juventini dimessi) in lutto stretto, milanisti esclusi.
Moralizzati di sinistra(e juventini dimessi) in lutto stretto, milanisti inclusi.
Raggiunta così la consapevolezza anche al Vertice dei Vertici, ora manca solo la Spallata finale.
Dovremmo farcela perchè Calciopoli nel programma condiviso dell'Unione non c'è.
E il Cavaliere ?
Smessa la maschera da Giocondo della ragione, conservando l'ottimismo della volontà e liberandosi da ogni limite nel pessimismo della coscienza, forse potrebbe finalmente esser utile alla Kausa.
E solo allora potremo non vergognarci di accogliere la notte come parte del giorno.
E solo allora potremo dire non vergognandoci Buongiorno, Notte.
09/06/2006




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7 giugno 2006

Ferrara/Travaglio 2

 

La sfera è uguale per tutti?Il calcio sta uscendo dall’orbita della politica”.“Ma non è un sogno
 
Ferrara(riprende la batteria, è il campionissimo che è in formissima, volano slip da barca ma si accetta solo contante):
 
Su questo sono
d’accordo. Vorrei, come dire, metterlo a verbale.
E’ evidente che è fallito il sistema Coni
e Federcalcio, che doveva agire come
un’authority e controllare la Lega, le società.
E’ evidente che è fallito l’Ufficio ispezioni. E’
evidente che avrebbero dovuto leggersi il libro
di Travaglio. E’ evidente che quello che
tutti sapevano, tutti lo sapevano per modo di
dire, ma loro avrebbero dovuto accertarlo
per vie interne e in modo, ripeto, puntuale.
Non ha tutti i torti Travaglio, perché dove fallisce
nell’autoregolazione la società civile,
dove falliscono i poteri intermedi di controllo,
i cosiddetti poteri neutri, alla fine interviene
il confronto ravvicinato tra la magistratura
e i diversi settori della società e della
classe dirigente. Faccio un solo esempio: il
caso Abramoff. Sul mio giornale, Stefano Pistolini
ha raccontato in una bella inchiesta il
caso Abramoff, il lobbista di Washington che
probabilmente andrà in galera perché è indagato
per un sistema lobbistico, per un sistema
che produceva quattrini, finanziamento
della politica, dei singoli senatori, dei singoli
membri della Camera bassa. Ed è uno
scandalo pazzesco, molto bello, con risvolti
anche romanzeschi. In America, Abramoff
gode di tutte le garanzie, per ora non ha fatto
un giorno di galera: ma, a differenza di quello
che succede in Italia, quando sarà condannato
si farà i suoi sei, dieci, undici anni di
galera. A causa di questo processo è saltato
Tom DeLay, sia pure per responsabilità laterali,
cioè il capo della maggioranza di Bush
alla Camera dei rappresentanti. E tuttavia,
tutto questo non si è trasformato in un processo
al sistema. Se in America – che dai garantisti
viene spesso accusata di essere un
paese dove le libertà sono state sacrificate alla
lotta al terrorismo e tutti vengono spiati telefonicamente
– vigesse il sistema italiano,
con le intercettazioni illegalmente propalate
di milioni di telefonate a tutto campo, e queste
intercettazioni fossero tutte pubblicate a
verbale sul New York Times, sul Washington
Post e sul Los Angeles Times, noi oggi non
avremmo il caso Abramoff, avremmo un processo
al sistema. Avremmo un processo a tutta
la classe dirigente americana, compresi i
democratici, anch’essi coinvolti nel sistema
Abramoff. Sarebbe un processo confuso, pieno
di ambiguità e di giochi politici della magistratura
e di diversi poteri. E’ vitale per il
funzionamento di una democrazia che invece
questo non accada perché, come ha detto
giustamente Vittorio Sermonti, che non è né
un magistrato, né un avvocato difensore, un
penalista o un avvocaticchio, ma un grande
dantista: “Tu dammi centomila intercettazioni
e io, Vittorio Sermonti, sarò colpevole di
qualcosa e probabilmente sarà colpevole di
qualcosa anche il Papa”.
Travaglio(Abramoff libero gridano prima del silenzio di tomba, la prima fila è di spalle, la seconda pulisce le proprie impronte digitali):
 
Immagina quale clamore in meno
avrebbe avuto questo scandalo, come del
resto Tangentopoli, se, per autotutela, il mondo
del calcio, e all’epoca il mondo della politica,
avessero bonificato il cortile di casa.
Non ho mai pensato che il Partito socialista
fosse un’associazione per delinquere. Però
nel Partito socialista tutti sapevano. Nella
Democrazia cristiana, lo stesso. Nel Partito
comunista, appena uno si sporgeva un po’
troppo, invece, lo facevano sparire. Per il bene
del partito, mica per giustizialismo.

Ferrara(sornione, CCP fedele alla linea, Urss mon amour e a chi non piaceva, dai, avere un padrone rubizzo e laico che faceva politica anzichè un potere biancone e spirituale che ti fa spacciare persino Dio ):
 
Lo potevano far sparire in Unione
Sovietica… Ma non potevano far sparire
anche l’Unione Sovietica, grande pagatore...

Travaglio(No, in quel No c'è tutto lui, la bambolina che fa No, no, nooo, no, il Pci come l'anonima sarda o i generali argentini sforna desaparecidos, elegante e scontato riciclo della battutina dell'Avvocato sul fare stalliere il procacciatore di purosangue, pardòn, travagliescamente, il razziatore di stalle)
 
No, chi si era sporto troppo lo facevano
sparire anche in Italia, nel senso che
lo nascondevano da qualche parte, non lo
mettevano in vetrina, in prima fila. Ma qual
è la differenza fra il sistema e lo scandalo
singolo? E’ che nel mondo del calcio, Moggi
è stato scelto perché tutti sapevano come
operava. Quando la Juventus, nel ’94, passa
da Gianni a Umberto Agnelli, e avviene la
grande epurazione dei bonipertiani, Moggi
viene preso non perché non sanno chi è, ma
esattamente perché lo sanno. All’epoca, Moggi
era stato direttore generale del Torino, ed
era finito sotto processo perché disponeva
che, dopo le partite di Coppa Uefa, gli arbitri
e i guardalinee fossero accompagnati in albergo
da terne di ragazze squillo. Le quali
andavano a prendere gli arbitri all’aeroporto,
e li accompagnavano amorevolmente fino
nella camera di albergo. Poi stava all’arbitro
e al guardalinee accettare la compagnia oppure
no. Questo si chiama prostituzione, ma
si chiama anche illecito sportivo. Tant’è che
ci fu il processo, l’inchiesta poi fu archiviata
per la ragione che dicevo prima, perché la
legge sulla frode sportiva, dell’89, per lo scandalo
scommesse, è un colabrodo, e non punisce
chi cerca di truccare le partite Uefa, ma
solo chi le trucca nelle competizioni ufficiali
del Coni. E quindi Moggi ne uscì. Ma tutto
era stato accertato. C’erano anche le testimonianze
delle signorine. Alla Juventus hanno
preso Moggi perché sapevano chi era. La
differenza fra lo scandalo singolo e il sistema
è che nel sistema le regole sono invertite.
Moggi è stato preso perché bisognava vincere
subito, e con pochi soldi, a tutti i costi. E quindi si è cominciato, da un lato con i farmaci,
e dall’altro con altre pratiche. Non so
poi quali siano le cadute di stile di Maddalena
e di Caselli evocate prima. C’è un problema
di conflitto di interessi potenziale, che riguarda
il giudice Laudi, che da parecchi anni
fa anche il giudice sportivo. Ma Caselli che
cosa c’entra? Ha avuto un contatto con Moggi
per un’iniziativa di beneficenza al Teatro
Regio, alla quale la Juventus e il Torino hanno
mandato delle maglie e alcuni giocatori.
Maddalena non ha mai messo piede alle partite,
perché lui tifa per il Bologna, e non ho
capito di che cosa è accusato. Ho letto in questi
giorni sul Foglio delle allusioni a lui e a
quella frase che aveva detto nel libro intervista
con me. Ma francamente non riesco a
capire di che cosa debba rispondere. Ha
chiesto l’archiviazione di un’indagine, perché
il gip ha bloccato le intercettazioni, e in
quel momento, essendo precampionato, non
si potevano configurare i reati. Ma non risulta
che Maddalena fosse un frequentatore né
di Moggi né di nessun altro. C’è stata la polemica
di D’Avanzo, che ha sostenuto la presenza
di un condizionamento ambientale
della Fiat sulla procura di Torino. Tesi sulla
quale mi permetto di essere scettico: in primo
luogo, perché la famiglia Agnelli da due
anni tentava di far fuori Moggi, Giraudo e
Bettega e di prendere Baldini; e quindi, se la
procura di Torino avesse voluto fare un favore
alla famiglia Agnelli, avrebbe fulminato
Moggi. In secondo luogo, la procura di Torino
ha processato e condannato in via definitiva
Cesare Romiti. Il processo alla Fiat per
falso in bilancio nasce da una missione di
Maddalena e dei suoi sostituti a Roma, per
riaprire un processo che Roma aveva frettolosamente
archiviato. Semmai la procura di
Torino può essere accusata, per usare i termini
cari a Ferrara, di accanimento nei confronti
della Fiat. Romiti era l’amministratore
delegato della Fiat e, durante il processo,
ne era diventato il presidente. Proprio non
capisco perciò la polemica di D’Avanzo. Per
quanto riguarda Borrelli, non penso che Ferrara
possa immaginare che, a 77 anni, sogni
di concludere la sua gloriosa carriera mandando
in serie B il Milan. Mi pare una cosa
campata per aria, che non credo tu possa veramente
pensare. Lo stesso vale per Guido
Rossi. Con le parcelle che può chiedere nella
sua professione, non vedo come si possa
pensare che sia andato a fare il commissario
della Federcalcio in quanto rappresentante
di qualche forza politica. Ricordo come ha
trattato D’Alema, quando è stato presidente
del Consiglio, con quella battuta della Merchant
Bank dove non si parla inglese…

Ferrara(a Travà ci hai stufato, sù, col trapassato remoto immoto, oggi amici ieri nemici domani a letto insieme, comme il faut Riccetto..):
 
Forse è stato più gentile con D’Alema
nella recente occasione della sua candidatura
al Quirinale.

Travaglio(incassa, duro, e non si sente tanto bene, niente resterà impunito, un furtivo cenno al lapis):
 
Sì, certo, per la storia del Quirinale.
Ferrara(ancora, che impunito, sù che forse cede, ma che lo vuol ammazzare, infierire è meglio che pietire):
 
Le cose variano. Ci si vede a cena
a via Bigli…
Travaglio(non ci sente più da un orecchio, arrendetevi che siete circondati):
 
Ho l’impressione che in questo
momento, approfittando di un vuoto di potere
e di un disorientamento generale, il calcio,
più che entrare nell’orbita della politica, ne
sia uscito. Il calcio era nell’orbita della politica
dai tempi del Duce. Guido Rossi e Borrelli
non mi sembrano i commissari dell’Ulivo
sul calcio. Sono due persone alle quali non
credo che la signora Melandri, o chi altri, possa
telefonare per chiedere un occhio di riguardo
per questo o per quell’altro, anche se
lo volesse fare. Cosa poi tutta da dimostrare.

Ferrara(è vero, d'accordo, la Melandri, quella biondina, non conta un cazzo, si però fatemi dire, Agnelli a parte coi quali i conti aperti non tornano da quando dirigevo il Pci a Mirafiori '80, concedetemi di fare un appello dal mio cuore, che la vita non è un sogno e che i sogni personalmente mi fan vivere peggio, ha ragione lui raga, è tutta polpa questa ciccia,la vita è punk e farle la morale è lento):
 
Non torno sulla questione dei
rapporti con la famiglia Agnelli e Luciano
Moggi, che Travaglio ha definito, in modo
ironico, come rapporti non proprio idilliaci.
Non torno su questo e neanche sulle cadute
di stile dei magistrati. Non voglio incendiare
il dibattito. Invece, partendo dal riferimento
fatto da Travaglio a Mussolini, mi interessa
un’altra cosa: l’Italia non cambia
mai. Si disse che la Roma vinse lo scudetto
per un intervento di Mussolini. Più in generale,
noi abbiamo l’idea che esistano dei sogni,
uno di questi sogni è il calcio, un altro di
questi sogni è l’idea dell’integrità della società
civile, contrapposta all’indegnità della
classe dirigente, che ci seguono e ci perseguitano,
e si riproducono, e che sono in
realtà delle semplici gherminelle. Ma il calcio
non è un sogno, i calciatori in campo
compiono dei falli e, fin da bambini, sono
educati, nel loro addestramento, a evitare i
falli finché è possibile. Però un buon allenatore
gli dirà anche che ci sono certi falli che
non vanno compiuti assolutamente, perché
danneggiano la squadra, altri che sono più
comprensibili, ma vanno dissimulati. Il gioco
non è un sogno, è una grande metafora
della vita; è una proiezione sociale e politica
di desideri, di impulsi, di fantasie, certo
anche di immaginazione, forse ogni tanto
c’entra anche il sogno. (…) Mi piace il moralismo
del Cinquecento e del Seicento francese,
quello che parte dall’uomo come è, non
dall’uomo come dovrebbe essere, secondo le
favole che ci raccontiamo.
 

( ((((((
I ragazzi si baciano, Giulianone spaparanza la giacca con gesto wrestler sul petto con sù scritto "Siamo nati innocenti", "Sai certe volte accade che ci sia bisogno di andar via e lasciare tutto al fato" alternato agli alee ohoo di bastardi e brava gente in carriera, Travaglio prende nota di chi era in sala sul retro delle targhe già annotate, e di chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera, Ferrara incassa tosto e rapido il cachet, Travaglio prende Giusto la metà, tiè. )))))




permalink | inviato da il 7/6/2006 alle 18:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 giugno 2006

Ferrara/Travaglio 1

“Nei paesi civili non si fanno
processi al sistema, il sistema si
regola sulla base delle procedure
democratiche” (Ferrara)
“Il conflitto d’interessi è
concreto. E’ inutile richiamarsi alle
authority. Non abbiamo quelle dei
paesi democratici seri” (Travaglio)
“Se il furto lo compie una sola
persona è un furto, se lo compiono
tutti è una razzia. Ed è molto più
grave una razzia” (Travaglio)

 
Scansato, prego : accettato senza illusioni, l'abbraccio tardogarantista dei milanisti ex revocatori & avocatori di scudetti e neogallianisti per neogarantisti, va ora in onda lo speciale Think Tank multicural spinto Ferrara/Travaglio.
Fuori onda in favor di Travaglio saranno naturalmente ben accetti anche a domicilio.Meglio, forse, in forma strettamente privata ma libera adesione in libera virtù.
Scherzo.
Potete anche pensare che faccia il tifo.Importante è che non me lo ribadiate.
 
----
 
LA SFERA E’ UGUALE PER TUTTI ?
Travaglio e Ferrara discutono di calcio, cioè delle inchieste dal 1992 a oggi
Pubblichiamo il testo quasi integrale del dialogo tra Marco Travaglio e Giuliano Ferrara che appare su Micromega in edicola da oggi. La rivista, diretta da Paolo Flores d’Arcais, contiene una conversazione tra Oliviero Beha e Gianni
Rivera e le testimonianze di Sergio Givone,Cristiano Lucarelli, Damiano Tommasi, Giancarlo De Sisti, Zbigniew
Boniek, Michele Plastino, Giampiero Mughini, Riccardo Luna e Paolo Rossi.

Marco Travaglio(nessuno ascolta, c'è un uomo grigio che muove le labbra, brusìo in aula pardòn sala, la gente parla d'altro, dell'estate del '43 e di tutto il quando si stava meglio):
Partiamo dalle analogie fra mani pulite e l’inchiesta sul calcio, che mi sembra l’aspetto che più interessi a Ferrara.
C’è ormai l’idea che se tutti commettono lo stesso reato, allora il reato è meno grave.
In realtà il codice penale stabilisce che
se il furto lo compie una sola persona è un
furto, se lo compiono tutti, è una razzia; ed
è molto più grave una razzia di un furto. E’
particolarmente grave che un calciatore,
penso a Cannavaro, spunti come un fungo a
dire: “Lo fanno tutti”. Per anni ci è stato raccontato,
infatti, che i calciatori vivono in
una specie di scatolina ovattata, nella quale
non si accorgono di niente. Cannavaro,
tra l’altro, appare in un filmato, nel quale
gli facevano una flebo alla vigilia di una
partita e diceva: “Che schifezza che dobbiamo
fare”. Ma non è mai successo che un calciatore
si sia alzato in piedi a dire: “Ci riempiono
di farmaci, non sappiamo (oppure: lo
sappiamo) che cosa ci mettono dentro”. Alla
fine della fiera, sarà anche interessante
andare a vedere il singolo calciatore che
ruolo ha in tutto questo, perché poi è il singolo
giocatore che va in campo. Se poi il calciatore
se ne viene fuori a dire: “Così fanno
tutti”, allora ci deve spiegare che cosa notava
ogni volta che scendeva in campo. Altri
suoi colleghi hanno incominciato, in questi
giorni, a dichiarare delle strane cose, del tipo:
“Beh, insomma, in certe partite si notava
qualcosa di strano negli arbitri, però non
avremmo mai pensato… eccetera”. I calciatori
sono i primi testimoni della regolarità o
meno delle partite. Se è vero che c’erano arbitri
di scuderia e arbitri di fiducia, è impossibile
che calciatori e allenatori non se
ne accorgessero. E’ vero che sono dei ragazzi
giovani, però non sono tutti cretini.

Giuliano Ferrara(in piedi, fiori nei vostri cannoni, bravooo bravissimo, silenzio please e facciamolo tutti che così s'usa):
La mia risposta è questa.
“Lo fanno tutti” è una frase che dipende
da una premessa: “La giustizia è uguale
per tutti”. Se lo fanno tutti viene detto con
l’intenzione di assolvere tutti, allora ha ragione
Travaglio quando parla del furto e
della razzia. Ma se lo fanno tutti viene detto
per sottolineare l’importanza di una giustizia
eguale per tutti, allora dobbiamo prendere
questa frase come una protesta contro
un certo modo di amministrare la giustizia
che, a quattordici anni dall’inizio delle inchieste
sulla corruzione a Milano, si riproduce
come un cancro, come una metastasi.
Voglio dire una cosa molto semplice, che
credo tutti possano afferrare con altrettanta
semplicità di testa e di cuore. Se un’inchiesta
che parte e si sviluppa con procedure
legali e con tutte le dovute garanzie
per la difesa di coloro che sono indagati, e
poi eventualmente imputati, è puntuale e
circoscritta, abbiamo un’inchiesta specifica
su alcuni reati che sono stati ipotizzati dai
giudici dell’accusa, e che poi possono essere
dimostrati o meno in un processo civile o
penale o sportivo. Ciò che viene dimostrato
è un reato: la partecipazione penale, personale,
del signor Luciano Moggi o del signor
Cannavaro, dell’arbitro De Santis, o di
chiunque altro. Questo è normalissimo. E
ovviamente non ho nulla da ridire contro
questo. Io dico che la palla è tonda. Ma Travaglio
non deve desumerne la conseguenza
che dunque tutti i risultati delle partite sono
giusti e corretti perché la palla è tonda.
No. La palla è tonda vuol dire una cosa, anche
qui, molto semplice: il calcio complessivamente
inteso è un gioco nel quale una
palla è affidata a buone gambe, a una buona testa, a buone tattiche di allenatori e calciatori.
Si processano fatti, non il gioco del
calcio, trasformando la palla tonda in palla
quadrata. Non voglio dire affatto che tutti i
risultati delle partite sono giusti. Se c’è una
partita, o dieci partite truccate, quei risultati
non sono giusti. Anche se mi costa fatica
dirlo perché mi sembra implicito, aggiungo
che, così come la critica alla giustizia
sommaria di Mani pulite riguardava l’assalto
a un sistema, con una supplenza dei
giudici rispetto alla politica che ha ignorato
l’eguaglianza di tutti davanti alla legge,
indagando blandamente il Pci-Pds o la sinistra
democristiana, compreso l’attuale presidente
del Consiglio, così la rivoluzione per
metastasi di questo cancro nel calcio indica,
attraverso le similitudini, le analogie o
addirittura le identità, che siamo di fronte
allo stesso fenomeno di assalto ad un sistema.
Primo punto: l’inchiesta, così come si
sviluppa e si manifesta oggi, è completamente
illegale. Un’accusa che si rende responsabile
dello spargimento senza pietà di
intercettazioni telefoniche, probabilmente
con una grande capacità selettiva, nell’ambito
di un reato continuato e aggravato di
violazione del segreto investigativo, mi fa
già venire molti sospetti
. Secondo punto.
Nel diritto contano le forme, le procedure
sono decisive
. Ora, l’assetto di un’inchiesta
giudiziaria o di un’inchiesta di giustizia
sportiva sul gioco del calcio può essere giudicato
in modo sensato e serio solo se questa
inchiesta viene letta nel contesto del fenomeno
più grande, che la collega con il suo
riflesso mediatico e con i giochi di potere
che scatena. Se l’inchiesta ha, o può avere,
un risvolto, più ancora che politico o civile,
di lotta di potere, allora si presta ad essere
strumentalizzata. E questo aspetto a me pare,
anche in questo caso, come per tangentopoli,
flagrante. Gli elementi ci sono tutti:
c’è il grande moralizzatore Della Valle, che
viene moralizzato, come il conte Radice
Fossati, che voleva moralizzare la Milano
dei costruttori, e poi si vide che elargiva generose
tangenti. Ci sono i magistrati integerrimi
che incorrono in cadute di stile, che
si vede che non sono perfettamente e del
tutto estranei agli ambienti sui quali devono
indagare. Parlo per esempio del giudice
insieme penale e sportivo Maurizio Laudi,
parlo del celebre procuratore Gian Carlo
Caselli e di altri eventuali intercettati che
hanno avuto bisogno di qualche buon biglietto
e di qualche buon parcheggio allo
stadio. Naturalmente, sono cadute di stile
assolutamente minori, per adesso. Il procuratore
di Torino Maddalena poteva mostrare,
anche nelle inchieste sportive, un rigore
analogo a quello che ha mostrato in altre
circostanze. Risulterebbe invece a certi osservatori
che in certi casi ha avuto un occhio
stanco. La polemica tra Giuseppe D’Avanzo
e Marcello Maddalena è sotto gli occhi
di tutti, si è svolta su Repubblica. L’unica
cosa diversa rispetto a Tangentopoli è
che il cuore di questo scandalo è Torino, e
coinvolge la Juventus e i suoi dirigenti. E tra
questi non posso non mettere, oltre a Luciano
Moggi, anche il famoso avvocato Franzo
Grande Stevens, che ha appena lasciato
la presidenza della Juventus e che, per dirla
con Francesco Saverio Borrelli, immagino
che non potesse non sapere. Quando si
trattava di Tangentopoli, invece, il cinghialone
non era torinese, ma era milanese, non
si chiamava Moggi, ma si chiamava Craxi.

Travaglio(con fare lupino, stanco e visibilmente annoiato dalla verità fattuale e la sua opaca pignoleria, se la cava con la retorica del piccolo grande teatro degli orrori, sennò che gusto c'è ad accusare e non c'è colpa ed emozione):
 
Ferrara è sempre molto più interessato
alle inchieste che non ai fatti che
emergono dalle inchieste. Si discute spesso
su tangentopoli chiamandola Mani pulite o
su Mani pulite chiamandola tangentopoli. In
realtà, tangentopoli è lo scandalo e Mani pulite
è l’indagine. Ferrara è molto interessato
all’indagine. Anche a me non è piaciuto per
niente il fatto che tutte le intercettazioni siano
finite sui giornali, e che i giornali le abbiano
ottenute con ben poca fatica. E’ evidente
che c’è una permeabilità del sistema.
Qui le informazioni non sono più il frutto della
bravura del giornalista che riesce a procurarsi
qualche indiscrezione: qui abbiamo
veramente la discovery anticipata di tutti gli
atti. C’è un eccesso, che non si è affatto raggiunto
ai tempi di Mani pulite, perché allora
i verbali non erano segreti. Ricordo che il
verbale, nel momento in cui diventa conoscibile
dall’indagato che lo firma, non è più segreto
e può essere pubblicato. Mani pulite
non ha usato intercettazioni perché si basava
sulle confessioni dei colpevoli, che ogni
volta che venivano presi confessavano tutto,
tiravano in ballo altre persone, le quali, a loro
volta, confessavano tutto, e tiravano in ballo
altre persone. Rispondo a Ferrara per
punti. In realtà è inevitabile quello che a
Ferrara sembra strano, ossia che la giustizia,
che deve essere uguale per tutti, sia selettiva.
Uguale per tutti non vuol dire, infatti, che
tutti quelli che hanno commesso un certo
reato vengono sicuramente presi. Vuol dire
che quelli che vengono presi vengono trattati
in maniera uguale. Sarebbe curioso se un
ladro di autoradio, preso con le mani nel sacco
mentre traffica dentro una macchina, una
volta trascinato in tribunale e processato per
direttissima dicesse al giudice: “Ma guardi
che io conosco un sacco di altri ladri di autoradio
che voi non avete mai processato”. Il
giudice gli direbbe giustamente: “Ma intanto
abbiamo preso lei e processiamo lei, se poi
lei ci fa i nomi dei suoi colleghi, noi andremo
a prendere anche i suoi colleghi”.

Ferrara(tutti i rei in piedi tranne quello compreso lui, lo riconduce al particolare del diritto, almeno lascia traccia ai posteri):
Scusa, Travaglio, questo riguarda
appunto i reati puntuali. Parli di un ladro di
auto. Ma nel caso in specie c’è l’associazione
per delinquere. Se quel ladro di cui parlavi
viene inquisito per associazione per delinquere,
allora è un’altra cosa. Bisogna vedere
se dall’associazione per delinquere altri non
vengano tirati fuori, o non vengano lasciati
fuori, magari per distrazione, magari per noncuranza,
magari invece perché così conviene.
Travaglio(ammette il vuoto personale sul tormentone napoletanpulcinellesco per ammiccare di sapere e non sapere, eppur non dovrebbe non sapere, neanche quando si confessa in fallo ha dubbi, su Della Valle capro espiatorio amboutile astutamente converge, ripropone le barzellette sulla Yalta del calcio, gli arbitri a Est e i guardalinee a Ovest):
 
Ma su questo non ho dubbi. Bisognerà
andare a vedere, infatti. D’altra
parte io non conosco l’inchiesta di Napoli.
Conosco l’inchiesta di Torino, che si è conclusa
con una richiesta di archiviazione
perché sono emersi dei fatti molto inquietanti,
ma che si riferivano a partite di precampionato,
che non sono sanzionate perché
sono amichevoli, e a partite di anticipo
di Champions League, che non sono coperte
dalla legge sulla frode sportiva perché ricadono
sotto l’Uefa e non sotto il Coni. Perciò,
quando Moggi si sceglie l’arbitro per
l’amichevole o per la partita di Champions
League, dando gli ordini al designatore arbitrale
Pairetto, la legge italiana purtroppo
qui ha una lacuna e non prevede sanzioni.
Questa è la ragione per cui Torino
chiede l’archiviazione. Il segreto cade nel
momento in cui il dossier consegnato alla
Federcalcio, all’Uefa e alla procura di Roma,
esce dai confini della procura di Torino.
Io conosco questa inchiesta. Non è vero
che hanno intercettato solo i dirigenti della
Juve: hanno intercettato Pairetto, il quale
aveva rapporti esclusivi con Moggi. I designatori
arbitrali prendevano appuntamento
e andavano a cena, alla vigilia delle
designazioni, a casa di Giraudo. Nessun altro
dirigente di squadra di calcio aveva gli
stessi rapporti con Pairetto, perché Pairetto
è stato intercettato per un mese e mezzo
a Torino e i rapporti che aveva con Moggi e
indirettamente con Giraudo non li aveva
con nessun altro. Questo è già un fatto. L’altro
fatto è che l’inchiesta di Napoli, che si è
innestata nello stesso periodo, ha avuto la
fortuna di trovare un gip che autorizzasse
intercettazioni più a lungo, e ha così raccolto
centomila telefonate, dalle quali non
mi pare che si sia salvato granché. Abbiamo,
infatti, la Juventus, che è la regina del
calcio italiano; abbiamo il Milan per un tale
Meani che si occupava di guardalinee
(gli arbitri erano nelle mani di Moggi); abbiamo
la Fiorentina di colui che giustamente
Ferrara chiama il moralizzatore moralizzato.
Insomma, abbiamo i tre poli di attrazione:
la real casa di Torino, il gruppo
Berlusconi, e Della Valle, il grande nemico
di Berlusconi. Francamente non so quali
possano essere gli altri grandi poteri lasciati
fuori dolosamente dai giudici di Napoli.
Se tu, Ferrara, hai notizie, sono interessato
anch’io a conoscerle. Ma non mi pare
che questo sia il problema. Che è invece
quello che sottolineavi prima: è chiaro che
intercettando alcuni possono rimanere fuori
alcuni altri. Ma il problema è che noi,
ogni volta che esplode uno scandalo, ci troviamo
di fronte a un sistema, perché lo
scandalo non è mai il frutto di mele marce
isolate. Abbiamo visto dalla scalata di Ricucci,
che è un piccolo Moggi in erba, ma
che è stato fermato presto, che questi personaggi
un po’ imbarazzanti allora godevano
delle protezioni del governatore della
Banca d’Italia, dell’entourage del presidente
del Consiglio e di vasti settori dell’opposizione
di sinistra. Questo è il punto.
Ogni volta che si gratta da qualche parte –
si tratti delle banche, del calcio, della corruzione
dei rapporti fra politica e affari, di
appalti – si scopre regolarmente un sistema.
Ma allora è chiaro che se si tratta di un
sistema, l’azione della magistratura non potrà
che risultare selettiva, perché non riuscirà
mai a colpire i quattro lati del sistema
e a tener tutto dentro. Si lavora sulla base
di notizie di reato, e dipende da dove si riesce
ad arrivare con le prove. Se quello che
emerge è sempre frutto della volontà pervicace
di qualche magistrato di salvare
qualcuno e di punire qualcun altro, bisognerà,
prima o poi, anche dimostrarlo. Continuo
a sentir parlare del Pci-Pds che sarebbe
stato salvato: tuttavia, Ferrara, tu conosci
molti comunisti che sono finiti in galera
a Milano e che sono stati tenuti dentro
anche parecchio tempo, nella speranza che
il momento magico gli rinfrescasse la memoria.
Se i magistrati non volevano che
Greganti parlasse, non lo avrebbero tenuto
dentro tre mesi più altri due mesi. Vedo
che non c’è la volontà di capire il fenomeno
come un fenomeno di sistema. Quello
che vediamo non può essere chiamato
scandalo, perché dev’essere finalmente
chiamato sistema. Certo, se i Cannavaro invece
di dire: “Così fan tutti”, e poi pentirsi
di averlo detto, aiutassero a prenderli questi
“tutti”, sarebbe tanto di guadagnato. Se
Craxi avesse aiutato la giustizia avrebbe reso
un buon servizio. Ma non lo ha voluto fare,
ha preferito tenersi qualche arma di ricatto.
Io mi auguro che stavolta, se qualcuno
ha qualcosa da dire, la dica.

Ferrara(mentre applaude dentro di sè alla flemma del Kompagno G, pugni chiusi in sala, Piccolo Grande Viscinsky frattanto brucia una fotina di Ricucci recitando un bisbiglio senza sottotitoli):
 
A proposito delle presunte parzialità
della magistratura, che Travaglio nega,
perché se la cava dicendo che bisogna
dimostrarle, mi permetterei un piccolissimo
richiamo al senso comune. Del più accanito
pivot dell’accusa nel pool di Mani pulite,
che si chiamava Antonio Di Pietro, il suo diretto
superiore, il procuratore capo di Milano,
Borrelli, ha riferito di averlo sentito dire:
“Io a quello lo sfascio”, riferito a Berlusconi.
Successivamente, se non sbaglio, Di
Pietro si è dimesso dalla magistratura. Ma
non è rimasto con le mani in mano: appena
ha potuto è stato candidato da D’Alema, dai
Ds, dal centrosinistra, nel collegio blindato
postcomunista, diciamo così, del Mugello.
Oggi è un rispettato e onorevole ministro
della Repubblica, con un suo partito, nel
centrosinistra. Se non ricordo male, un altro
regista, anche politico, di quella che lui
stesso definì, in un famoso scontro con Tiziana
Parenti, “la linea del Pool” (“Tiziana
è fuori dalla linea”, disse) è Gerardo D’Ambrosio.
Oggi è deputato dei Democratici di
sinistra. Certamente conosco membri dell’apparato
del Partito comunista che furono
incarcerati, compreso il famoso Greganti;
ma Travaglio conosce bene gli inquirenti
che successivamente hanno fatto carriera
politica, uscendo dalla magistratura per ragioni
ancora un po’ complesse, o, invece, riprendendo
il discorso dal livello della pensione.
Adesso abbiamo anche il ritorno di
Francesco Saverio Borrelli, in accoppiata
con un grande studio legale professionale,
gestito dall’ex senatore della sinistra indipendente,
Guido Rossi. Mi viene perciò
qualche sospetto sull’imparzialità e sulla
solenne capacità di rispettare la maestà
della legge da parte della cultura inquirente
che prevale oggi nella magistratura italiana.
Per quanto riguarda il sistema, la mia
idea è questa: il conflitto di interessi è certamente
una bestia da tenere sotto controllo.
I paesi civili parlano del conflitto di interessi
e spesso non hanno neanche legislazioni
in merito. Al contrario dell’Italia, che
una se l’è data, col governo Berlusconi. Il
conflitto di interessi è fissato nell’idea di un
conflitto potenziale di interessi. Perché si
usa questo aggettivo, “potenziale”, accoppiato
alla formula: “conflitto di interessi”?
Per la ragione che dicevo prima: nei paesi
civili non si fanno processi al sistema, il sistema
si regola sulla base delle procedure
democratiche, dell’orientamento dell’elettorato;
si riforma attraverso sforzi di cultura
delle classi dirigenti, non viene messo regolarmente
in mano alla magistratura. Sul
sistema intervengono le authority. Tutte cose
che, mi rendo conto, in Italia sono magari
più difficili, perché siamo un paese di
molte anomalie, un po’ intrallazzone. All’estero
rilevano anche il conflitto potenziale
di interessi, però colpiscono l’esplicitazione
concreta di un conflitto di interessi in una
circostanza puntuale. Il conflitto di interessi,
in realtà, è il sale della società civile. Io
lavoro in un giornale che ho fondato, di cui
sono in parte anche editore e azionista, ma
che ha tra i suoi azionisti, per il 38 per cento,
Veronica Lario in Berlusconi. Lavoro in
un giornale che prende anche delle sovvenzioni
dallo stato. Quindi sono variamente
condizionato. Sta al lettore, che lo può comprare
o non comprare, decidere se questo
giornale vale la carta su cui è stampato, ovvero
se questo giornale è abbastanza libero
– o semilibero, come dico sempre io, che
cerco di non essere un retore in fatto di morale
– per poter dire, non dico “la verità”,
ma delle cose che abbiano un qualche interesse
di stampa. Lo stesso riguarda ovviamente
il mio interlocutore, Travaglio, e lo
dico senza nessuna sfumatura polemica. I
tuoi libri escono per il gruppo Rizzoli-Corriere
della Sera. Gli ultimi due, “L’inciucio”
e “Le mille balle blu”, sono semplicemente
fantastici, pur con qualche imprecisione.
Scrivi su Repubblica, che è il giornale di De
Benedetti, ovvero il giornale edito da una
persona che è parte in causa diretta (e Repubblica
fa male a non segnalarlo ogni volta
che ne parla) in alcuni processi decisivi,
in cui sono in ballo molti quattrini, che riguardano
il conflitto sulla Mondadori con
Berlusconi. Lavori anche per l’Unità, un
giornale di partito, con i finanziamenti di
stato. Le finanze dell’Unità sono state messe
a posto da un paio di persone che hanno
ricevuto un trattamento particolare nelle
ultime spettacolari inchieste su Bancopoli.
Parlo del dottor Giovanni Consorte e del
dottor Ivano Sacchetti. Per investigare, in
certi casi si è ricorsi al carcere, in altri no.
Ecco: i conflitti di interessi ci sono sempre,
riguardano i giornalisti, i magistrati, i parcheggi,
i biglietti, le frequentazioni personali,
le amicizie.

Travaglio (cotto ma per dire nel duro del suo portafoglio, in fondo se ne fotte e Ferrara lo sa ma the show must go on e i ragazzi guardano a lui ):
 
 No, non sono d’accordo, perché
io non penso che tu, Ferrara, abbia un conflitto
di interessi. Io penso che Berlusconi
abbia un conflitto di interessi. E non in teoria:
ha voluto una legge per spalmare i debiti
delle società di calcio, e una delle società
indebitate era la sua; ha voluto un decreto,
firmato da lui, della quale ha beneficiato
una sua società di calcio… E sto parlando
solo di calcio, senza estendermi al resto.
Il suo partito è riuscito a bloccare una
norma che tutti i partiti, invece, volevano
varare alla fine della legislatura, con la
quale si intendeva tornare a una contrattazione
collettiva dei diritti televisivi per vendere
le partite alla tv. Chi si è impuntato? Il
suo capogruppo di Forza Italia, Elio Vito, a
dispetto degli stessi alleati dell’allora maggioranza.
E non si capiva bene se fosse il capogruppo
di Forza Italia… o del Milan.
Quindi, il conflitto di interessi è ben concreto:
è incarnato e puntuale. E’ poi inutile
richiamarsi alle authority. Le nostre non sono
le authority dei paesi democratici seri.
Le nostre sono degli uffici di collocamento
per politici trombati. Alle authority delle
comunicazioni ci sono degli ex dirigenti di
Mediaset, ci sono degli ex sottosegretari di
sinistra, ci sono persone che rispondono ai
partiti, anziché occuparsi del conflitto di interessi.
E quindi tutto diventa politica. Anche
l’authority che dovrebbe vigilare sulla
politica. Sono d’accordo, non bisognerebbe
fare i processi al sistema, se però non ci fossero
dei sistemi di corruzione e di malaffare.
Purtroppo noi non abbiamo mai episodi
singoli di malaffare perché appena scopriamo
un episodio singolo, nel giro di una
settimana scopriamo che c’era un sistema.
Non c’è mai la singola responsabilità isolata,
ma c’è sempre la protezione del capo.
Che una volta è della Banca d’Italia, una
volta del governo; adesso, nel caso del calcio,
tutti i vertici del calcio erano ai piedi di
Moggi. Non c’è nulla da meravigliarsi se poi
gli unici che riescono a scoperchiare queste
cose sono i magistrati. I magistrati arrivano
tardi, arrivano alla fine, arrivano male, arrivano
con gli scarponi chiodati della polizia
giudiziaria, non arrivano in maniera efficace,
raffinata e tempestiva. Chi potrebbe
arrivare in maniera tempestiva per occuparsi
di tutto, senza eccezioni, perché non
ha bisogno di prove così cogenti come quelle
che si richiedono per un processo penale,
sono le famose autorità intermedie, la famosa
pubblica amministrazione. Io ho scritto
un libro nel ’97 su Moggi, che si intitola
Lucky Luciano. Bastava prendere quel libro
e ce n’era a sufficienza per stabilire che
questo signore aveva dei comportamenti
talmente stridenti con i valori dello sport,
che avrebbero dovuto prenderlo per un
orecchio e dirgli: “Va beh, adesso goditi la
pensione!”. (segue nell’inserto IV)

  
 ---TO BE CONTINUED--




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6 giugno 2006

Volevano rifare Tangentopoli

Volevano rifare Tangentopoli.E invece rifanno la Moviola.
Considerazioni critiche sulle domande ai teste e loro utilità a parte, a parte che son pleonastiche, le critiche, oggi registriamo che Borrelli ha qualche idea, già qualche risultato e che trarrà conclusioni.L'altra volta in Tv parlava di rete, probabilmente avrà tra l'altro domandato al terzinaccio di turno nel derby tal dei tali se era vero goal, maybe...
Che DeSanctis gioca duro e bene, di incompetenza territoriale ne son morti più processi che cristiani.
Che Geronzi il banchiere di Carraro non sa niente e di Carraro il banchiere decisore di tutto il calcio, forse ancor dall'Annunziata a vergognarsi degli altri, non se ne sa più niente .
Che sul Foglio è apparso copincollato da Micromega un tavolame rotondo come la palla Travaglio/Ferrara e altri.
Del quale abbiam sinora colto soltanto l'appello di Giuliano alla morale del frate in Cinquecento saeculorum, quella dell'uomo che c'è e non che ci dovrebbe essere, tristamente nota anche dalle mie parti.
Semmai ne riparliamo.Ma lodiamo comunque la bella extraterritorialità senza confini, barriere e ca vans dire manette di un confronto a tutto campo tra Irriducibili del Pensiero Forte.
Nel frattempo beccatevi, come sempre senza Grazia, chè certe cose non le risparmio a nessuno per niente al mondo, una articolessa da un vecchio sito al quale prestavo collaborazione, è il secondo copincolla oggi chè ci ho preso gusto, sino a quando non mi hanno messo se e ma, di origine formale s'intende, alla di me pubblicazione.
Questo discreto discettare è da Liberalcafè.it e dintorni.
Bella anche se scontata la lucetta in faccia della cautelare mancata pel new Borrelli nel pallone, volevo dirla io ma l'ha meglio detta lui che lo si nota di meno.
Ottimo il Magnificat della gente pelosa di "ggiustizia".
Eccellente anche se porta sfiga il richiamo alle sorti borsistiche dei tifosi quotati, degno dell'alto richiamo socialista in aula nel question time in aiuto del poi crack dell'Ambrosiano.Anche lì morti e feriti che si potevan evitare.
 
Una nuova tangentopoli?

italia int news
Calciopoli e tangentopoli: analogie e differenze di magagne italiane

di Enrico Gagliardi



Lo scandalo delle partite truccate e dell’incredibile giro di arbitri coinvolti nella presunta truffa sulla quale stanno lavorando molte procure italiane, riserva ogni giorno nuovi inquietanti retroscena: i nomi coinvolti sono tantissimi e soprattutto altisonanti.

Molti commentatori per definire meglio la gravità di questa situazione, hanno fatto un paragone con tangentopoli, la bufera giudiziaria che nei primi anni ’90 sconvolse la politica italiana.

Non so quanto questo parallelismo sia esatto e sinceramente credo che se fosse calzante non ci sarebbe da essere molto tranquilli: tangentopoli ha rappresentato per il nostro paese una parentesi triste e dolorosa che ha visto protagonista una magistratura con un potere straripante a tratti addirittura incensurabile.

Sia chiara una cosa comunque: in quel periodo vi era un forte tasso di corruzione della politica, vi era un sistema malato e marcio; il problema però è che si decise in maniera scientifica di agire solo contro determinati partiti dell’arco costituzionale e non contro tutta la classe dirigente visto che il finanziamento ai partiti era una consuetudine che tutti, indistintamente, conoscevano e della quale si avvantaggiavano.

Tornando all’attualità si notano effettivamente strane somiglianze tra lo scandalo del calcio e quello delle tangenti: l’ampiezza delle indagini, il numero dei soggetti coinvolti e soprattutto le tante procure italiane che sul caso stanno indagando.

Detto questo però le analogia si fermano qua (fortunatamente aggiungo io). Mancano infatti, per poter far combaciare le due situazioni, alcune caratteristiche fondamentali che almeno per ora non sono presenti. Mi riferisco specialmente all’uso o sarebbe meglio dire abuso, dello strumento della custodia cautelare che nei primi anni 90 sembrava quasi essere la regola piuttosto che l’eccezione. Bisogna anche dire però che siamo appena all’inizio e non passa giorno senza che nuove incredibile dichiarazioni vengano allo scoperto coinvolgendo un sempre più vasto numero di soggetti.

Analizzando il comportamento di alcune procure però (penso a quella di Napoli) sorgono molti dubbi circa la necessità di alcuni comportamenti. Per esempio, che bisogno c’era di dichiarare, attraverso innumerevoli conferenze stampa, che ben quattro società erano in forte rischio in termini di giustizia sportiva ed ordinaria anche e soprattutto considerando che due di queste sono quotate in borsa?

In altri termini, chi tutela gli azionisti della Juventus e della Lazio (club che come molti sanno sono caratterizzati dal fatto di essere S.p.a )? Dunque, fermo restando l’assoluto rispetto per il lavoro della magistratura inquirente e riservando nei confronti di questa grande fiducia, sorge il dubbio che il protagonismo di certi giudici inevitabilmente possa creare effetti negativi anche nel
lungo periodo.

Non resta che aspettare gli esiti delle indagini: ad oggi sembra davvero proibitivo fare ipotesi sui possibili sbocchi processuali; senza dubbio però lo scandalo che l’Italia sta vivendo in questi giorni, come quello di Mani Pulite, ha fatto uscire fuori, da parte di alcuni, il lato peggiore del nostro paese: quello giustizialista e forcaiolo.

di Enrico Gagliardi

http://www.liberalcafe.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1532&mode=thread&order=0&thold=0

 

Comunque Totti è in copertina.

Sarà lui l'anno del Mondiale.E la salvezza del Post Mondiale.




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5 giugno 2006

Guido Rossi, D'Antona, libera opinione per pubblica forca

24-05-06
A prescindere da quel che pensiate di Rossi o sulla camicia di forza a Borrelli per le magnifiche e progressive, ottimisti che tutto s'aggiusta e preconizzatori di autodafè che portano sfiga, ci sono dati oggettivi, accertati, essenziali.
Le intercettazioni fatte circolare sui giornali e kassamizzate dai tg sono materiale non probatorio, inutilizzabile, illegale.
Il pastone mediatico, innervato dalle veline di autorevoli opinion makers come la redazione one man show del Romanista e similiari house organ di curve freegiornalinare, mezzo tifosi e mezzo ambiziosi, si avvia a cellofanarsi, di mirabolanti trovate stroboscopiche a dannunzianesimi dai buchini delle serrature di fantàsia, per le future generazioni come cattivo maestro di sciocchezzaio scoreggione.
L'unico ad aver detto qualcosa di sinistra in tutta la vicenda d'intercettati ed intercettandi è manco a dirsi e guai a riconoscerselo il neoMinistro di Giustizia Mastella.
Per la più nobile delle cause, certo : gli affari suoi.
E che Iddio li benedica, insieme a tutte le cattive chè interessate intenzioni di cui non lastricano gli Inferi di quelle buone chè disinteressate.
---
 
Continuo a copincollare etica pura dai threads migliori del più bel Bar della Forca allo Sport che c'è.
Dalla Questione Morale, tutto  maiuscole, punto.
E'arrivato Godot che chiede, da non fondamentalista e innocuo non bacchettone, nuovi 68 e pieni poteri al pensiero critico contro gli uomini meschinamente eletti che nulla possono, in attesa dell'Uomo nuovo.Che riscriva i codici etici a prova d'errore.
 
--
La questione morale.
Da: <NOBR>Soprannome MSN__godot_</NOBR> Inviato: 23/05/2006 19.03
Continuo a pensare che purtroppo nessuno può farci quasi nulla. Ci vorrebbe un nuovo 68, qualcosa di epocale. Non sono un fondamentalista o un bacchettone. La corruzione esiste da quando l'uomo decise di delegare a un altro uomo un pezzo di potere. Il problema si manifesta quando la corruzione diventa un sistema di potere, una gestione della cosa, pubblica o privata che sia. Nessun Mastella può fare nulla e non perchè sia Mastella. Il problema rimane di tipo culturale che, a mio avviso e lo ripeto, collima con l'assenza di un pensiero critico. E, tanto per estendere il concetto, per pensiero critico intendo un nuovo modo di pensare la società e la sua organizzazione. Sono comunista e dovrei essere, per proprietà transitiva, uno statalista. E lo sono ma devo ammettere che la corruzione si annida sempre fra le pieghe di uno stato che ha funzioni di controllo estese. Pertanto un nuovo concetto di stato e società sarebbero alla base di un processo critico costruttivo. Una revisione profondo di codici etici e materiali, regole e leggi, procedure e norme. Tutto in uno a un processo di crescita culturale, una nuova formazione di coscienza civile che tenga conto degli errori del presente e del passato.
Ci vogliono scelte coraggiose e impopolari e uomini adatti a farle.
Non vedo nè l'uno nè l'altro

---

Meno male.In fondo non è cattivo.La speranza, seppur nel temporeggiamento, ce l'ha lasciata.

Chissà pure che mentre s'aspetta non vinca a tradimento una qualche scelta pavida e popolare.

Ci spero tanto.

Link :

http://groups.msn.com/MlightCafe/general.msnw?action=get_message&mview=0&ID_Message=41721&LastModified=4675573748944933821
---

Veline coglione, Pastorin, le esperienze di Pastorin il direttore, gli articoli di fede di Travaglio il finto bello, le svisate vecchie sulla camorra a Napoli '88 di Travaglio il finto competente, le esaltate di Bracardipivo il copincollatore zelante del Romanista su Msn che equivale a tutti i forum del Regno, le difese sciacquettate senza sugo e sbaffi d'imprecisione che se lo portano del Tuono finto interessato, l'invito di Vq a Gomez e Travaglio affinchè faccian buttar giù alberi all'istant book anche per questo far i conti con le serve, le sottolineate ai "dilinquenti" di Bracardipivo l'aspirante giornalista in cerca di book presso il Moonlight, le esperienze delle Veline nel pallone, il primo pentito e mezzo di dietrologie inutilmente discolpanti un quarto, prontamente ribattezzate "da sfintere" dal Guardiano della Etica Ortodossa di un Mondo d'Amore e Vecchie Querce, un clima d'odio, livore e becerume di ruspanti al sugo addosso molto bello nel thread per eccellenza degli afrori al cui confronto il Forza Ghana qui su Sc è davvero una cacatina esile e carina.

Quanto mi sarebbe piaciuto bastonarli senza ammazzarli quà.
Alla pari, da Pendaglio a Forca.
 
Link:
http://groups.msn.com/MlightCafe/general.msnw?action=get_message&mview=0&ID_Message=41664&LastModified=4675573848299807802
---
 
05-06-06
Rossi un pò ci fa e tanto ci spera.In cosa ? In una abbondante libagione postmondiale e un cerchiobottismo di sostanza alla faccia del celodurismo borrelliano di parata.E di paranza.
Oggi il pesce grosso da cacciare, la priorità nazionale sembra la destituzione di Galliani dagli incarichi federali.Solito sistema, solita trippa, due giorni di forcing di presunte testimonianze ed assonanze, prima passa l'idea che il sistema Milan sia una sottospecie(i guardalinee rossoneri, gli arbitri bianconeri, pensa te il grottesco) del sistema Moggi e poi che siano l'idem sentire, che Moggi è Galliani e Galliani Del Piero, De Sanctis lo fa pensare e Borrelli scava scava per arrivare a Berlusconi.Non vi scandalizzate, l'han fatto per tutti così.
Basti leggere il Corsport.Interrogano Pagliuca, i probi magistrati.Perchè, Pagliuca, ha forse prove ci corruzione o di scommesse o qualche altro accidente le abbiano combinato alle spalle, sue e dell'intero(insomma, quel che resta) calcio italiano ? No, m'han convocato per sapere se in Bologna -Juve il fallo su e da Cipriani ci fosse.Era rigore, sapete, che credete ?
Capito il baratro della giustizia italiana ? Vi scandalizzate, si.
Ma è sempre stato così.
Oggi la segretaria degli arbitri e forse il vice Moggi al Gran Consiglio Federale.
Rossi ci mette una pezza e confida nei tempi lunghi.
O, semplicemente, sulle interviste degli accusatori trascritte sui giornali.
 
La vedova D'Antona,a  proposito di terrorismo, ha già smentito.
---

La Procura di Torino, quella che aveva assolto in istruttoria, ora vuole avocare tutto il bubbone illegale nato illecitamente per effetto domino della pubblicazione ai quattro venti e in barba alla privacy di materiale non probatorio divenuto tale a furor di Gazzetta dello Sport che in un paese appena appena sopra la soglia della decenza avrebbero già distrutto per prassi garantista.
Insomma, vogliono ributtare magari tra le fauci del Guariniello scottato perchè sul doping Zeman a parte non aveva niente quella Calciopoli sulla quale intercetti compresi proprio loro avevano stabilito di non aver niente.
Perchè ? Ma è semplice, miei Giocondi di Mani Pulite.Le manine di Maddalena, il giudice proscioglitore, son passate al setaccio di Travaglio, il piemme a gratis distaccato al Tribunale del Popolo, dove si processa il popolo, presso l'Unità, per antiche ragioni d'antiberlusconismo che morto il Puzzone rimane la puzza o trapassato lo Santo gabbata sinistra e motivazioni popolari di tal antico genere e profondità.
Il qual signor Giudice non togato ha ravvisato senza garanzia i seguenti reati : richiesta/concessione di biglietti gratis per la tribuna non si sa quanto d'onore.Ed un parkimetro di troppo non versato.
Tribuna corrotta, inchiesta sospetta.
Non possiamo che avere giustizia ora che è da cotanto occhiuta in preda agli atroci dubbi da (utilizzi propri d'impropri) ferri del mestiere: è l'ora del Travaglio delle Maddalena pentite sotto scorta.





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30 maggio 2006

Michele Plastino ha speso due parole per l'amnistia nel calcio

a Plastino, vecchio stronzone affettuosamente, tanto dovevo

Michele Plastino è uomo di calcio e sa cosa significa al di là degli infingimenti borrelliani l'agonismo vero ed il drammone popolare degli eterni torti e gli eterni Davide delle maccheronicoromantiche rivincite.
Ecco perchè sta dalla parte giusta.
Plastino è un vecchio giornalista sportivo.Un pò free, molto sullo sfigato, da tivù private e giacca sporca.Vive da anni nel sottobosco delle private romane e napoletane, conduce fili diretti e trasmissioni con veline scosciate con cellulite sol perchè amanti del mobiliere che sponsorizza la trasmissione.Fa Goal di Notte, ha telecronacato per i poveri i Mondiali '82, ha svolto speciali su Maradona prima dopo e durante, una volta ha tenuto su TeleRoma 56 degli ahò alla salsiccia senza rete in Pannella'style un collettame telefonico per salvare la vecchia Lazio di Chinaglia, poi rilevata da Calleri, dal fallimento totale, tra Vinazzani che si vendeva le partite e l'Irpef mai versata, tutti a gufare contro la Lazietta nera e brutta che doveva morire contro la splendida Roma nel sole del gran calcio, quella dell'86.Quando ancora non esisteva il salvacalcio e i bilanci truccati non erano all'ordine del giorno.E manco un Lodo Petrucci per ricominciare.
Però l'anno dopo i brutti sporchi e corrotti partendo dal - 9 si salvarono agli spareggi di Napoli contro il Campobasso.All'ultimo minuto, Fiorini il drogato goal, in culo al mondo.
Dovevano morire di vergogna e invece scrissero fiori nel letame.
Perchè è il letame la madre d'ogni cosa bella e brutta.
Non le regole o i compiti fatti a casa.


 




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29 maggio 2006

Relazioni pericolose

Il signor Mr.Tod's Della Valle è atteso oggi a Napoli per nuove ed eccitanti avventure spontanee.
Lo ricevo da galactico in maglia Real Madrid seconda tinta con stemma dei Borboni e richiami al mas efebico dei jugadores, el Senor de Don Beckham, da eretico della Corona ed occhialini azzurri con scarpe da Pallaccorda.Stazione radio su musica classica a go go 103.90, edicolante biondo pettoruta che a tutti dà del tu tranne che a lei me, myself, mine.Penna pronta al servizio dei potenti purchè veri.E desiderio delle donne che m'incontrano asciugatosi comme il faut tra le cosce.
Bienvenido, con Fifa nell'Arena medio Patròn.




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24 maggio 2006

Scandal ? Che poi sarebbe la prima volta che con Moggi si rimettono i soldi-capitolo enne enne

Andrea's version

Come ho provato a spiegare dal primo momento, anche se a capirlo fin da subito siamo stati in pochi, calciopoli è come tangentopoli. Rifletteteci anche voi e provate a rispondere alla semplice domanda se il caso Moggi sia o non sia ricalcato sul caso Craxi, ciò che quella testa di cazzo di Christian Rocca si ostina a non ammettere per chissà quale motivo. Non potrete rispondervi che sì. Stesso clima, stessa caccia alle streghe, stessi moralismi, stessa ipocrisia, stesso partito degli onesti beccato dopo cinque minuti di onestà con le mani nella marmellata, stesso il Della Valle di ora come il La Malfa di allora, stessi personaggi che vogliono restituire l’onore al calcio, lo stesso Michele Serra a rimenare il torrone, stessa voglia di forca, stessi modi di far filtrare le notizie dalle procure colabrodo, stessi avvocaticchi che ronzano sulla stessa cacca, stessi titoli di giornale, stessi giornalisti con un Rocca in più, stesse invocazioni al cambiamento, all’azzeramento, al rivoluzionamento, stesso bisogno di pentiti, stessi figli tirati in ballo, tutto lo stesso. Meno Borrelli. Trattandosi di calcio, meglio far scaldare un panchinaro

Divertita, esilarante presa in giro in Andrea's version dello juventino antemarcia di avvicinamento Calciopoli-Tangentopoli Christian Rocca.
Anche Marcenaro alla fine si è arreso, a modo suo cioè vincendo.Un pò perchè è intelligente, un pò perchè han coinvolto la Sampdoria.
 
Nb Il titolo sparato sulla Prima del Corsport, "Arbitri stranieri ! ", l'esclamativo pure, sembra redatto da uno di quei forumisti tipici dello Stivale in web.O le comm di Msn dettano la linea oppure la vita imita l'arte.




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23 maggio 2006

Life is now

Da: <NOBR>Soprannome MSNpapino°</NOBR> Inviato: 23/05/2006 16.03
 
 
 
Due persone oneste, preparate e intransigenti chiamate a fare giustizia sportiva nel mondo del calcio, travolto dallo scandalo Juve-Moggi.
Rossi, commissario straordinario della Figc, dopo le dimissioni faticosissime di Carraro, e Borrelli, ex procuratore generale di Milano e ex capo del pool mani pulite, nominato capoufficio indagini della stessa Figc, dovrebbero almeno garantire un minimo di chiarezza e provocare un sospiro di sollievo da parte di tutti, sportivi e spettatori, no?
E invece no, perbacco, manco per niente!!!
Alte si levano le grida, quelle di Cicchitto e di Gasparri, che strillano come oche del Campidoglio, urlano al complotto, alla presa di potere, al golpe......!
Cicchitto e Gasparri, appunto, quelli delle leggine ad hoc, quelli della magistratura corrotta e comunista, due personaggi di cui la nazione potrebbe ampiamente vergognarsi se la vergogna avesse ancora ai tempi nostri un senso morale ed etico.
Anche nel calcio, quindi, è ben visibile la contaminazione mafiosa, delinquenziale, dei supporters esterni, degli appoggi nascosti che adesso devono uscire allo scoperto.
E allora puliamoli 'sti piedi, così come nei '90 si pulirono le mani..!!!!
Senza guardare in faccia nessuno, senza compromessi o accomodamenti.
I rami marci vanno tagliati, per salvare la pianta.
E il calcio piace, ci sono centinaia di migliaia di giovani che ne sono attratti a livello dilettantistico e non è giusto inquinare anche loro.
Poi, una volta risolto questo scandalo e aggiornato tutto il sistema, allora si parlerà, spero, degli eccessi del calcio, delle tasse del calcio, dei privilegi da distruggere del calcio......
 
papino

Salvare la pianta e pure la patria.Chissà se pensava a se stesso quando ha scritto ramo, marcio oppure tagliati.Di sicuro quando ha scritto salvare, guardandosi, è stato ambiguo.

Comunque, questo il pulpito, questa la predica.

Se pensate che sotto ci sia ben altro, o che ve la porgano meglio su stampa e tv, fate pure.

Io stasera, Borrelli permettendo e a Rossi piacendo, vado a tagliare le gomme della pantegana di Canale 5 che staziona fuori l'odiosa procura avita.Sopire e troncare, tutti i santi giorni purificatori che ancora pioveranno giù a renderci così.

Sgorbi Immobili e passivi, in attesa di sentenza.Da emettere.

 




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