.
Annunci online

ricchiuti


Archivio


12 dicembre 2007

A de Catà ...

12 dicembre 2007

A de Catà ...


Finito, proprio stamane, "Romanzo Criminale". Fumettone è fumettone, ma di certo c'è di buono che non lo rileggi la seconda volta (perché non c'è niente da capire che ti sfugga la prima).
Nascondarella. L'autore, che è un ex giudice, gioca a nascondarella per tutto il libro cercando di distrarci con falsi protagonisti "veri". I veri capi della Banda della Magliana, Libanese e Freddo, roba grossa per stomaci di colesterolo e cemento armato, il Vecchio, nella suddivisione Grande e Piccolo Vecchio. Addirittura il Nero, roba da ragazzini quando ne avevo sedici (e forse nemmanco) e per le ragazzine al cinema per via di Scamarcio. Uno talmente tetro e vuoto da sembrare pur romanissimo un sardo. Roba che ti sembra di sentirlo, ed effetto Pedrette, quando con voce impostata ti simula un Evola genio senza cadere nell'accento dei Parioli. Però basta esagerare con lo sfotti che Massimo Carminati sta ancora in giro e puzza d'intoccabile di stato.
No, nulla di tutti questi.
I tre personaggi veri, che non a caso m'hanno interessato, intorno ai quali ruota tutto il pizzone sono il trio, di fatto e di letto, Dandi, Patrizia, Scialò. Lo snob, lo sbirro, la puta.
Rispettivamente, San Renatino De Pedis in Sant'Apollinare martire munifico, Gianni De Gennaro per sempre capo della polizia, una puttana. Una delle tante. Una gran puttana, dice l'autore. Al quale però non riesce il giochino di farcela desiderare come una sfida da vincere. Patrizia resta lì senza nome e senza storia a godersi come serva di due padroni, un mezzo cuore affittato a ore al tenerone sbirro ed il culo a cottimo a quel boss, il suo tempo.
E' l'unico plot dei tre che non conosce evoluzione. Che non fa carriera nell'anima. Che parte sdraiata e arriva sdraiata. L'unica ferma mentre i suoi amanti fanno gavetta, dalle stalle alle stelle nei loro rispettivi e reciproci campi d'azione arrivando a scriver la Storia. A Patrizia, non a caso l'unica senza nome e cognome, fare la storia non interessa.
A lei piace fermare il suo tempo e godersi la vita comprata dal denaro. E' l'unica che non muore dentro. L'unica che non ribellandosi al ruolo per lei scelto dal caso, senza voler cambiare il mondo come Scialò o cambiarsi d'abito come il Dandi, vince alla lotteria della libertà usando le fiches che agli altri due son costate una vita (e una morte, chi dei due per strada, l'altro a Palazzo).
D'altronde Patrizia è una femmina. A quale maschio interesserebbe godersi la vita piuttosto che il potere sui maschi, quale maschio rinuncerebbe a fare la storia potesse ?
Io, per esempio.
Io sono Patrizia.

...
Note di colore che non servono a niente
Le donne sono sempre assolte nel romanzo e ne escono comunque bene. Sia dalla penna dell'autore, che riesce a dar simpatia persino alla moglie bizzoca del Dandi come vuotaggine alla donna del Freddo, talmente povera ed essenziale nel suo esser maestrina d’arte bambino cercasi che non si capisce perché non sia rimasta insieme al grigio fratello del Freddo, Povero Gigio. Così vuota la donna del Freddo che l'autore-Roberta non merita nemmeno di morire, preferendole, a differenza del film (dove si attutisce l'origine incestuosa del rapporto e si rimuove per promuovere la gran storia d'amore), il già morto e cornuto "vitello".
Sia dalle confessioni fiume, mezzo fiume, ad orologeria dei loro uomini, alla fine tanto bori quanto fregnoni, che, traditi o non traditi, amati o non amati, mollate o non mollati, per un malinteso codice d’onore, che signor giudice alla penna ed alla pena rende proprio, non fan mai il loro nome all’autorità competente. Lasciandole così libere di godersi i loro soldi, le proprietà in affitto o intestate, il meglio del peggio di tutti quei mortacci (fatti da ) loro.
Gli uomini piccoli e schiacciati han tutti nomi da topi. Gigio, Sorcio. E son tutti presi in assistenza da infermiere caritatevoli che poi li mollano clamorosamente e senza pietà.
Ad esempio, l'infermierina Vanessa che dal Sorcio a Trentadenari al Nercio passa di letto in letto, inseguendo da Positano al vile conio (anche se non disprezzabile il minuscolo riferimento al gioco di potere di lei infermiera spacciatrice ai medici e dottori strafattoni), simulando in pizzo il gioco di sponda molto più roboante degli omini grandi, risulta alla fine, in mezzo a tante puttane di professione, l'unica puttana dentro della comedy. Ergo, l'unica che a noi maschi dà da pensare (altro che Patrizia coi pieghevoli, gli orsacchiotti e l'amico frocio- troppo buono il Dandy, troppo stronzo, che la lascia invecchiare senza amarla più, lo sbirro bono).
La scena in cui passa al Nercio, per salvarsi la vita, è stucchevole e troppo buffa. Quando si lascia scivolare l'asciugamano rosa mostrando i seni al killer che di lì a poco non la ucciderà più, la similitudine con l'Elena & Menelao è talmente grottesca da far scappare grasse risate. E come si fa più col personaggio, autore ?
Una donna desiderabile che in atteggiamento seduttivo, all'apice della sua visione di propria femminilità, in realtà fa ridere, ebbè, a De Catà quella è una fica morta.
I personaggi napoletani sono antipatici. I siciliani, tutti grotteschi.
Dei personaggi che dovrebbero far sognare, spiace, lo ribadisco sed amen, non apprezzare il bandito Nero barra il romantico Freddo (il Libanese scusate ma è roba da ragionieri, come il Secco ed è meglio il Secco). Segno che non ci ho più l'età.
Jenesca la giornalista socialista-garantista degli anni '80, la ex terrorista salvata da Scialò che lo inguaia disegnandolo, in quanto giustiziere della notte, Capitano Ultimo irrituale fanta-psico giustizialista come un pericolo, anzi Il Pericolo di questa società. E concordo e riverisco.
Poco riuscito. Anzi, meno riuscito rispetto alle premesse e alle ambizioni dello scrittore un personaggio come Pischello che con la sua bruta predisposizione cieca alla violenza da annoiati dovrebbe compendiare Circeo, Alibrandi, forse Fioravanti (la faccia pulita ricorre troppo per essere un tormentone e poi è descritto come un biondino paffutino), e dintorni. Scialò che digita "Rolex" al computer, quando finalmente ne ha ottenuto uno in cambio dell'anima perché grandi e piccoli vecchi, dopo la caduta degli Dei a Berlino, non han più bisogno di quei quattro "mariuoli" di craxiana memoria e gli permettono finalmente di farsi "giustizia", ricostruendo perfettamente l'organigramma della Banda oramai da suonare è, nel suo patetico e vecchi merletti, per amanti del genere Rita Borsellino. Di tutti avrei voluto essere Pidocchio, aka Mino Pecorelli, quello che sa tutto e scappa subito in commedia.
Delle scene che dovrebbero far venire un tuffo al cuore, la meglio riuscita è quella dell'irrigidimento di Patrizia quando a letto con Scialoia, lui le racconta di quanto desiderasse fisicamente la sua vecchia fiamma (la garantista carogna appunto). Dopo averlo inguaiato, appunto. Prima di cavarsela in corner raccontandole, forse, chissà, la bubbola che la desiderava come desiderava immensamente tutte le altre vedendo in tutte le donne del mondo nientemeno che solo lei. L'amata troia.
Bè, non ci crederete, ma quella tenera e illogica gelosia folle, perché di una donna di tutti, dovrebbe commuovervi come una strizzatina, una puntura di spillo in calce alla spina dorsale.
A me lo ha fatto ma la cosa è finita e finisce lì. E questo significa che non ci ho più manco il cuore di una certa età.

ricchiuti


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Certe relazioni nascono diventano sono per loro natura un piccolo grande Romanzo Criminale auguri a chi fugge

permalink | inviato da makia il 12/12/2007 alle 0:4


@@@@

Per amanti delle piccole fesserie, alleghiamo velina originaria del pezzo in prima ed immediata stesura (le aggiunte successive hanno avuto lo stesso filtro, ossia zero, e se han trovato generosamente spazio solo in un secondo momento è a causa dei gravi problemi di memoria dello scrivente)- Attenzione, note, spiegazioni e teso solo per amanti dello studiolo mentale del Ricchiuti (gli altri li si rimanda ai cazzi di Beckham e di Pitt, grazie)

Finito, proprio stamane, "Romanzo Criminale". Fumettone è fumettone, ma di certo c'è di buono che non lo rileggi la seconda volta (perchè non c'è niente da capire che ti sfugga la prima).
Nascondarella. L'autore, che è un ex giudice, gioca a nascondarella per tutto il libro cercando di distrarci con falsi protagonisti "veri". I veri capi della Banda della Magliana, Libanese e Freddo, roba grossa per stomaci di colesterolo e cemento armato, il Vecchio, nella suddivisione Grande e Piccolo Vecchio. Addirittura il Nero, roba da ragazzini quando ne avevo sedici (e forse nemmanco) e per le ragazzine al cinema per via di Scamarcio. Uno talmente tetro e vuoto da sembrare pur romanissimo un sardo. Roba che ti sembra di sentirlo, ed effetto Pedrette, quando con voce impostata ti simula un Evola genio senza cadere nell'accento dei Parioli. Però basta esagerare con lo sfotti che Massimo Carminati sta ancora in giro e puzza d'intoccabile di stato.
No, nulla di tutti questi.
I tre personaggi veri, che non a caso m'hanno interessato, intorno ai quali ruota tutto il pizzone sono il trio, di fatto e di letto, Dandi, Patrizia, Scialò. Lo snob, lo sbirro, la puta.
 Rispettivamente, San Renatino De Pedis in Sant'Apollinare martire munifico, Gianni De Gennaro per sempre capo della polizia, una puttana. Una delle tante. Una gran puttana, dice l'autore. Al quale però non riesce il giochino di farcela desiderare come una sfida da vincere. Patrizia resta lì senza nome e senza storia a godersi come serva di due padroni, un mezzo cuore affittato a ore al tenerone sbirro ed il culo a cottimo a quel boss, il suo tempo.
E' l'unico dei tre che non conosce evoluzione. Che non fa carriera nell'anima. Che parte sdraiata e arriva sdraiata. L'unica ferma mentre i suoi amanti fanno gavetta, dalle stalle alle stelle nei loro rispettivi e reciproci campi d'azione arrivando a scriver la Storia. A Patrizia, non a caso l'unicasenza nome e cognome, fare la storia non interessa.
A lei piacefermare il suo tempo e godersi la vita comprata dal denaro. E' l'unica che non muore dentro. L'unica che non ribellandosi al ruolo per lei scelto dal caso, senza voler cambiare il mondo come Scialò o cambiarsi d'abito come il Dandi, vince alla lotteria della libertà usando le fiches che agli altri due son costate una vita (e una morte, chi dei due per strada, l'altro a Palazzo).
D'altronde Patrizia è una femmina. A quale maschio interesserebbe godersi la vita piuttosto che il potere sui maschi, quale maschio rinuncerebbe a fare la storia potesse ?
Io, per esempio.
Io sono Patrizia.

...
Note di colore che non servono a niente
Le donne sono sempre assolte nel romanzo e ne escono comunque bene. Sia dalla penna dell'autore, che riesce a dar simpatia persino alla moglie bizzoca del Dandi come vuotaggine alla donna del Freddo, talmente povera ed essenziale che non si capisce perchè non sia rimasta insieme al grigio fratello del Freddo, Povero Gigio.
Gli uomini piccoli e schiacciati han tutti nomi da topi. Gigio, Sorcio. E son tutti presi in assistenza da infermiere caritatevoli che poi li mollano clamorosamente e senza pietà.
Ad esempio, l'infermierina Vanessa che dal Sorcio a Trentadenari al Nercio passa di letto in letto, inseguendo da Positano al vile conio (anche se non disprezzabile il minuscolo riferimento al gioco di potere di lei infermiera spacciatrice ai medici e dottori strafattoni), risulta alla fine, in mezzo a tante puttane di professione, l'unica puttana dentro della comedy. Ergo, l'unica che a noi maschi dà da pensare (altro che Patrizia coi pieghevoli, gli orsacchiotti e l'amico frocio).
La scena in cui passa al Nercio, per salvarsi la vita, è stucchevole e troppo buffa. Quando si lascia scivolare l'asciugamano rosa mostrando i seni al killer che di lì a poco non la ucciderà più, la similitudine con l'Elena & Menelao è talmente grottesca da far scappare grasse risate. E come si fa più col personaggio, autore ?
Una donna desiderabile che in atteggiamento seduttivo, all'apice della sua visione di propria femminilità, in realtà fa ridere, ebbè, a De Catà quella è una fica morta.
I personaggi napoletani sono antipatici. I siciliani, tutti grotteschi.
Dei personaggi che dovrebbero far sognare, spiace non apprezzare il bandito Nero barra il romantico Freddo (il Libanese scusate ma è roba da ragionieri, come il Secco ed è meglio il Secco). Segno che non ci ho più l'età.
Jenesca la giornalista socialista-garantista degli anni '80, la ex terrorista salvata da Scialò che lo inguaia disegnandolo, in quanto giustiziere della notte, Capitano Ultimo irrituale fanta-psico giustizialista come un pericolo, anzi Il Pericolo di questa società. E concordo e riverisco.
Poco riuscito. Anzi, meno riuscito rispetto alle premesse e alle ambizioni dello scrittore un personaggio come Pischello che con la sua bruta predisposizione cieca alla violenza da annoiati dovrebbe compendiare Circeo, Alibrandi, forse Fioravanti (la faccia pulita ricorre troppo per essere un tormentone e poi è descritto come un biondino paffutino), e dintorni.
Delle scene che dovrebbero far venire un tuffo al cuore, la meglio riuscita è quella dell'irrigidimento di Patrizia quando a letto con Scialoia, lui le racconta di quanto desiderasse fisicamente la sua vecchia fiamma (la garantista carogna appunto). Prima di cavarsela in corner raccontandole, forse, chissà, la bubbola che la desiderava come desiderava immensamente tutte le altre vedendo in tutte le donne del mondo nientemeno che solo lei. L'amata troia.
Bè, non ci crederete, ma quella tenera e illogica gelosia folle, perchè di una donna di tutti, dovrebbe commuovervi come una strizzatina, una puntura di spillo in calce alla spina dorsale.
A me lo ha fatto ma la cosa è finita e finisce lì. E questo significa che non ci ho più manco il cuore di una certa età.

 




permalink | inviato da ricchiuti il 12/12/2007 alle 13:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 novembre 2007

Mamma mia che impressione-versione originaria

Mamma mia che impressione

Mamma mia, dove sto. Praticamente in mutande ma tres chic. Sbraco libero, e autorizzato in tribuna autorità, ora che finalmente si può. Il Mammone Capezzone è andato via, per altri lidi, e ci ha lasciato gli orfani in cuore di panna.

Praticamente sono così, è chiaro, truce e me ne vanto. Un vendicatore vidimato.

Bombolo in giacca e cravatta sul blog dei grandi chiamato alla paliata dei capezzoni infranti.

Il primo pensiero è chiaro, ma ‘n do vanno più. E meno male. Ma voi ve la immaginavate, ci dormivate la notte con LibMagazine incombente, di qui a poco, sulle vostre tasche, prima ancora che le vostre teste. L’invasione dei Nardi, un secondo (a vita )una battuta (a morte), i dardi, i doppi cognomi in redazione, i Punzi ma soprattutto. Le Ranx Xerox di Punzi, il ritorno del ciclostile ma questa volta con la greve pecca di avere pure un volto (da) umano. Quasi. Comunque, aperto il dibattito. I minuetti, al direttore la grande novità, al direttore il fondo schiena(to), gli editorialini a turno, le fidanzate in redazione, il cugino alla porta, le amanti in redazione e non è colpa di Castaldi, le interviste in gin-occhio e l’altro occhio al Cap se non al seltz, i Malagò in Fronterrè, gli oh Federico che è dolce come un fico. Quell’aria non so boh.

No, no, non si poteva fare. E benediciamo la diaspora del Generale scappato con la cassa, cioè se stesso, del reggi-mento (dalla noia) o moccolo che dir si voglia. Capezzone è ito, LibMagazine affondato. Due piccioni di vaglia oramai separati in Casa (delle Libertà) in due postazioni sul mondo, nelle due fondamentali correnti della rava e della fava.

Comunque io la separazione l’ho vista in diretta e ve la voglio raccontare.

Perché il dibattito sarà anche interessante, aggiornato, moderno, riciclabile, à la page e su tutte l’altre pagine dei giornali, e “la democrazia interna è una truffa”, e “il foro telematico”, e il “Blog dei blogghe”, ed il Capo dei (sotto) capi, ma noi vogliamo la ciccia. Non i brufoli.

S’è svolto pressappoco così.

Scena, marito fresco sposo torna prima a casa dal lavoro in redazione, trova a letto moglie con un altro, mentre lei è impegnata nell’accordare il proprio amplesso con l’altro lui se ne va. Dicendole tutto tonitruante e soddisfatto, cara sono io che lascio. Caro che fai, vado, io invece me ne vengo.

E’ un prodotto della Libmagazine edizioni.

Ogni riferimento è anche sin troppo, più che educato, edulcorato. Un ultimo pensiero va al primo, per tempo, transfuga (che non si legge trans in fuga). Il minuto di raccoglimento per il morto che non muore come il passato che non passa è tutto suo.

Castaldi mo’ sta da Pannella, tanto dal nervoso. Sta a prendersi qualcosa, chi dice una lezione, chi dice l’assoluzione, chi una camomilla, chi l’ennesimo limone da succhiare. Il più bruto di tutti ha detto, persino, brodino. Poro Castaldi, sto in pena, mi piange. L’unico rompipalle cipolla anziché gatta da pelare. Quell' uomo è una sora camilla, per sentirsi il papà Capezzone sta cercando di lasciare qualcuno da anni. Ma nessuno mai se la piglia.









Versione originaria di questo che segue.
---

2 novembre 2007
Mamma mia che impressione

di Ricchiuti 


amma mia, dove sto. Praticamente in mutande ma trés chic. Sbraco libero, e autorizzato in tribuna autorità, ora che finalmente si può. Il Mammone Capezzone è andato via, per altri lidi, e ci ha lasciato gli orfani in cuore di panna. Ovvero, per essere precisi"Michele Fronterrè, presidente di LibEdizioni, associazione proprietaria di questa testata, ha revocato all'on. Daniele Capezzone il mandato di Direttore Politico della rivista". E chi l'avrebbe mai creduto, pensato, anche soltanto sperato? Perché questa, signori, oltre che una notizia da assalto alle edicole - e agli sportelli, per chi avesse letto l'intervista del presidente della Commissione Attività Produttive nella quale faceva sapere che i soldi per il network Decidere.net li aveva avuti con un mutuo in banca (nella stessa intervista era fermamente convinto che Happy Days fosse una serie tv fatta negli anni '50, e non ivi ambientata) - è anche roba da dramma in atto. Il primo pensiero è chiaro, ma ‘n do vanno più. E meno male. Ma voi ve la immaginavate, ci dormivate la notte con LibMagazine incombente, di qui a poco, sulle vostre tasche, prima ancora che le vostre teste? L’invasione dei Nardi, un secondo (a vita) una battuta (a morte), i dardi, i doppi cognomi in redazione, i Punzi ma soprattutto. Le Rank Xerox di Punzi, il ritorno del ciclostile ma questa volta con la greve pecca di avere pure un volto (da) umano. Quasi.

Comunque, aperto il dibattito. Capezzone è ito, LibMagazine affondato. Due piccioni di vaglia oramai separati in Casa (delle Libertà) in due postazioni sul mondo, nelle due fondamentali correnti della rava e della fava. Comunque io la separazione l’ho vista in diretta e ve la voglio raccontare.  Perché il dibattito sarà anche interessante, aggiornato, moderno, riciclabile, à la page e su tutte l’altre pagine dei giornali, e “la democrazia interna è una truffa”, e “il foro telematico”, e il “Blog dei blogghe”, ed il Capo dei (sotto) capi, ma noi vogliamo la ciccia. Non i brufoli. S’è svolto pressappoco così. Scena, marito fresco sposo torna prima a casa dal l
avoro in redazione, trova a letto moglie con un altro, mentre lei è impegnata nell’accordare il proprio amplesso con l’altro lui se ne va. Dicendole tutto tonitruante e soddisfatto, cara sono io che lascio. Caro che fai, vado, io invece me ne vengo. E’ un prodotto della Libmagazine edizioni. Ogni riferimento è anche sin troppo, più che educato, edulcorato.

Un ultimo pensiero va al primo, per tempo, transfuga (che non si legge trans in fuga). Il minuto di raccoglimento per il morto che non muore come il passato che non passa è tutto suo. Castaldi mo’ sta da Pannella, tanto dal nervoso. Sta a prendersi qualcosa, chi dice una lezione, chi dice l’assoluzione, chi una camomilla, chi l’ennesimo limone da succhiare. Poro Castaldi, sto in pena, mi piange. L’unico rompipalle cipolla anziché gatta da pelare. Quell' uomo è una Sora Camilla, per sentirsi il papà Capezzone sta cercando di lasciare qualcuno da anni. Ma nessuno mai se li piglia.

Off topic ed ex post: La vicenda della censura del nostro post da parte di Kilombo si è chiusa. Il post è tornato visibile, come giustamente doveva essere, per opera di un altro redattore che ringraziamo. Il blogger che lo aveva oscurato si è ben guardato dall'oscurarlo di nuovo. In più, Tisbe ci ha dedicato un post e Swampthing ha addirittura pubblicato un crosspost che rimandava al nostro. Per la proprietà transitiva, anche quello di Swa - che era totalmente dedicato al nostro - avrebbe dovuto essere oscurato. Non è stato fatto, e quindi da questo traete le vostre conseguenze.

E pensare che il ragazzo, in una mail inviataci, ci scrisse: "A voi vi lascia indifferente la questione sull'identità del vostro aggregatore? bene. Per noi invce non lo è. Quindi noi della redazione decideremo di conseguenza". Appunto, viene da dire. Si è agito di conseguenza, e il post è tornato lì. Zitto, muto e a catena. Forse, se avesse rimesso a posto tutto dopo la nostra prima, gentile richiesta, si sarebbe risparmiato tutto ciò. E cioé che a dargli torto fosse la quasi totalità di tutti quelli che sono venuti a conoscenza della storia. Con questo, speriamo si capisca che il signorino è "unfit", tanto per citare l'Economist - altro pericoloso covo di forzitalioti come il blog di Calvin - al ruolo che ricopre. Un bacio quindi al blogger redattore così smentito (e autosmentitosi, visto che non ha tolto il post nuovamente), e alla "spia" - nome in codice: Vermilinguo - che gli ha fornito l'abbocco facendogli rimediare la figura di merda. Vermilinguo, avremmo voluto scrivere anche qualcosa su di te. Poi abbiamo capito che ciò avrebbe costituito accanimento terapeutico. E questo non sarebbe stato carino.

Gregorj
direttore (ir)responsabile di Giornalettismo Militante

Vota questa notizia








permalink | inviato da ricchiuti il 3/11/2007 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 ottobre 2007

Adda venì Marione

Adda venì Marione

E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente (Histoire d’O)


La vita è cchiu strana ra ‘mmerda, sentenziava così l’amabile boss parte partenopeo e parte amerikano, destinato, ricorderete spero, ad un luminoso futuro di crivellato di colpi in una limousine di lì a poco, del tormentone per eccellenza, vent’anni e passa e C’era una volta si in Amerika, del genio volgare di Sergio Leone. Voi pensate solo a cosa significhi dover scrivere un pezzo sulle primarie del Partito Democratico, inevitabilmente, per la gioia fondata degli spettatori indignati e la speranza infondata degli spettatori disoccupati e in cerca di disoccupazione, truccate. Un pezzo, altrettanto inevitabilmente, tutto falso moralismo e cotillons, perché qui a Napoli non ci scandalizziamo di niente giudicando tutto e ci aspettiamo sempre il premio. Dico, farne uno di questi “cape d’angelo” e ritrovarsi, alle sette di sera del giorno prima l’annunciazione che il re del Pd in Campania è nudo ma i brogli ci vedono benissimo, senza neanche sapere se e dove e come e chi, il chi come perché dove quando di ogni buon giornalettista, si voterà, qui a NeOldNapoli. Boh. Siamo quasi alla vigilia e non si sa ancora come si voterà, come liberamente si esprimerà la nostra scelta nazionale y regionale, cioè vale a dire che non si sa ancora come si siano messi d’accordo per farci votare. E cosa, quale delle stecche. La cosiddetta merda degli imbrogli e della corruzione, quella che concima il territorio, c’è, se ne sente già il puzzo, ci sarà ma non si sa a che ora e punto delle nostre vite prenderà la sua mercede. Lo ha rivelato lo stesso Giordano, coordinatore regionale per la Campania di Generazione U, non si ha idea precisa dei seggi e delle liste al punto che persino il call center nazionale, al sentir Campania, scoppia in una fragorosa risata e monito. Se stanno a massacrà. Giusto. E’ verissimo, qui si fa sul serio, non come da voi altri in Italia. Qui sono scesi in campo gli eserciti regolari delle vecchie battaglie di potere per riaffermare il primato della spartizione preventiva di quel che non verrà ma non perché non ha futuro. Ma perché conosce, e conoscerà, solo un eterno presente. Qui non si scherza mica con la bella politica, qui si sta attentissimi a non fare scherzi alla politica quella vera. Vinceranno i soliti noti, ovverosia chi vince già. Gli altri, quelli che (si) contano e perderanno, non fanno che mettere le mani avanti, mentre quegli altri le mettono in tasca, a fare le dolenti pie.I cari ragazzi di Gen.U mi fanno tenerezza, sono bellissimi come fuoricorso, fuori corso come le vecchie ggiovani lire in exile on main street, e le colonne dell’Amor, sono con loro per carità. Ma dalle mie parti non prenderanno, cari ragazzi non prenderete (e lo sapete) un solo voto. E per sfortuna mia chissà, sono in trattativa, se manco il mio.
Dicevo voto della lista in collegio, non ex-voto della busta piena nella mia tasca eh, a proposito di siffatto post, che avevate capito barra insinuato.
E allora andiamo al dunque. Ci è bastato fare le lavandaie dei panni sporchi, fuor dalla famiglia, in un simpatico post di gossip come questo. Ci è bastato metterci all’ascolto, senza snobismi incomprensibili, nei ballatoi e lavabi dove le cosiddette cose sporche vengono create per essere appunto appositamente ripulite. Prove non ce ne sono, ovviamente, e come potrebbero essercene, ma prove de che ?. La merda, come Dio, non si prova, esiste, e c’è chi pure dice, pazzo intelligente, che fa bene al ciclo della vita (e dagli torto). C’è addirittura pure chi ne dice male, e non sono certo io (che lo dico meglio). Ma le verità di popolo, da lavandare e dunque fatte di pulito, le puoi raccogliere anche mettendo l’orecchio rasoterra facendo proprio come gli indiani con ogni senso. Le verità che arrivano di mano in mano di seconda o terza mano prendetele come esempio di simpatica, santa e asseverante catena di solidarietà. O come anticamera, di disimpegno, del sospetto.
Altro che pacchi di pasta di Latorre, qui dalla torre si buttano solo le profferte (anche di pacchi), false, vere o tutte le mezzo destre e tutte sinistre che possiate immaginare.
Altro che pasta, qui è proprio una annunciata pastetta. Pare che De Franciscis, il candidato di Caserta e dintorni, incapace a nulla, stia spendendo e spandendosi promettendo nuovi e succulenti condoni “demaniali”. Chi ha costruito in passato su demanio pubblico ha venduto e chi ha comprato tra poco rivenderà a prezzi esorbitanti. Pare che Iannuzzi detto a Ruspa (no, quello è De Luca, professione sponsor) o era Piccolo (boh), tanto è lo stesso, abbia in cantiere, appunto, mille nuovi cantieri. Lavori inutili, ovviamente, come quelli per i tram che se altrove son Paleozoico a Napoli sembrano la nuova frontiera, altro che metropolitana la quale infatti langue. Si sussurra, i bene informati, che Bassolino, padrone della concessionaria per la riscossione più iniqua ed inefficiente d’Italia, la Gestline, padrone insieme alla moglie di Mastella, stia liquidando la massa creditoria dei morosi vip, i caporioni che si sono autofinanziati non pagando le imposte e la previdenza sociale, un tanto al kg, ovvero un tanto al voto-foto-tessera, in primis, a queste primarie, con il trucco di ridisegnare il vecchio ente in una concessionaria nuova di zecca, la Equitalia. Questa trasformazione ovviamente è scattata in tempi sospettissimi e consente, da antica prassi delle volturazioni dei debiti fiscali, di rottamare parte dell’archivio morosi inesigibili con la scusa che costi più gestirlo, per la nuova società che avanza, di quanto possa realisticamente rendere cercare ancora di recuperare i soldi. Il salto a “inesigibile” è presto fatto, a un euro, e il debito, di fatto cancellato. Eh si, perché lo stato ridarà i soldi delle cartelle non riscosse al concessionario e non riaccenderà mai più la pratica. Niente debiti, niente azione penale, e si può ricominciare.
Ma sull’asse Mastella-Bassolino il gossip non s’interrompe qui.
Si sussurra, questa volta forte, che dietro la riapertura “ a sorpresa” del bando chiuso Arpac, dietro l’allargamento dei posti ad orologeria di un carrozzone inutile come l’Agenzia in questione, feudo incontrastato da sempre del Clemente, ci sia addirittura non solo l’odioso patto catto-comunista-camorrista di sottobosco ma addirittura, addirittura de più, una vera e propria espressione di quella politica alchemica di formulette che ci piace tanto potendosi contare per l’occasione anche l’inserimento della sinistra radicale del Ministro Pecoraro. Robetta che scommetto quel che volete diverrebbe, fosse presa sul serio, roba serissima, da grande quotidiano di fanta-politica, da editoriali di Giavazzi e Panebianco, una robina che forse forse Kubrick, della serie come ti preparai la nuova Grosse Koalicsciòn partendo da una stecca. Direbbe Verga, correggendomi, che Robba.
Certo, in fondo non vi abbiamo detto niente (e niente voi sapete). Solo pissi pissi
dal vostro bau bau. Ma facciamo pure finta che sia tutto verosimile. Un giudizio, col tono di quello universale, occorre.
Che scandalo, che schifo, ma che volgarità.
Eh, Adda venì, Marione.

Get this widget | Track details | eSnips Social DNA


..

versione originaria di questo






permalink | inviato da ricchiuti il 14/10/2007 alle 13:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 luglio 2007

Veniamo da lontano

20 luglio 2007
Veniamo da lontano

di Ricchiuti 


Io non ho mai appartenuto alla retorica di Carlo Giuliani. Troppo condizionato dall’aria di conflitto armato tra armati e disarmati. Dall’ambiguità della guerra. Dall’ambiguità dell’aggressione e della morte trovata da uno che sta compiendo una aggressione. Seppur sproporzionata, ridicola, un estintore estemporaneo contro una postazione ed un addestramento militare. Quasi comica. Come certo faceva un po’ schifo sapere come gli fossero passati sopra due e tre le volte per rendere credibile un provvidenziale simulare. In favore del collega.

Lo fanno spesso, è umano, magari anche Raciti è fuoco amico. E chi se la sognerebbe mai di prendersela con Placanica, di odiare i semplici soldati? A patto che non si chiamino Priebke e non si abbia la coscienza sporca, sasso tirato e mano levata, a via Rasella prima e nel compilar la lista alle Ardeatine poi. In fondo penso che, sopite le giustificate giustificazioni della ragione alla fine quel che vale adesso, oggi sei anni dopo quella morte inutile, sia proprio l’altrettanto inutile esternare la onesta grettezza di quel che sento. Se non giustizia, almeno trasparenza e carte in tavola. Se non giustizia, nondimeno onesti con noi stessi in bruta libertà almeno un giorno e poi domani è un altro giorno ancora in disincanto che è un altro tipo di onestà. Un “felice credere nel conforto della parola che svela e che degrada”.
Veniamo da lontano perché siamo una forza che viene dal Passato ma è nella Tradizione il nostro piccolo grande mondo passato, presente e futuro dell’orrore. Sento che nei confronti delle Forze dell’Ordine si sia spinta la gente ad avere lo stesso atteggiamento che inducemmo nei bambini a Yellowstone con gli orsi, che tutti pensavano a Yoghi e Bubu correndo loro incontro fiduciosi e invece i dilaniati non si contarono. Penso che la responsabilità di questo connivente clima culturale di benevolenza per il pulotto buono sia da attribuire al borghesissimo Legge ed Ordine affidato paternamente a dei buon padri di famiglia, partito da lontano si ma propalato modernisticamente e molto più efficacemente oggi dalla televisione e le sue sante divise a fare share. Penso che se la tv ha creato il mito del Maresciallo Rocca, Internet e le sue stronze registrazioni potrà chissà ridurlo alla realtà. Penso che se la Tv ha immortalato la retorica delle scorte, le Emanuela Loi e Vedova Schifani (a pezzettini in teca e pezzettoni in chiesa), oggi sia il caso di non versar più
lacrime e specialmente assegni riportandole al silenzio come per tutte le altre anonime morti sul lavoro. Penso che se dopo mesi e mesi, un ragazzo a Catania stia ancora dentro per non aver commesso il fatto è perché la Casta sta ripetendo l’occultare di quel che ha lei stesso fatto, solo che questa volta su Raciti ci son saliti sopra per errore.

Ho un messaggio per tutti Quelli che, specie a sinistra bene, la polizia, Raciti,
Emanuela Loi, Maresciallo Rocca, di più, Gianni De Gennaro. Facciamo così, che se voi state un (morto) a zero con Giuliani, con la Commissione sul G8 noi facciamo almeno uno a uno.
(E poi si vede, veniamo da un po’ più di ieri)

Vota questa notizia


http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/post/1560516.html

---
Testo originale
....

Veniamo da lontano

 

Io non ho mai appartenuto alla retorica di Carlo Giuliani. Troppo condizionato dall’aria di conflitto armato tra armati e disarmati. Dall’ambiguità della guerra. Dall’ambiguità dell’aggressione e della morte trovata da uno che sta compiendo una aggressione. Seppur sproporzionata, ridicola, un estintore estemporaneo contro una postazione ed un addestramento militare, quasi comica. Dalle cronache di regime, certo. Come certo faceva un po’ schifo sapere come gli fossero passati sopra due e tre le volte per rendere credibile un provvidenziale simulare. In favore del collega. Lo fanno spesso, è umano, magari anche Raciti è fuoco amico. E chi se la sognerebbe mai di prendersela con Placanica, di odiare i semplici soldati. A patto che non si chiamin Priebke e non si abbia la coscienza sporca, sasso tirato e mano levata, a Via Rasella prima e nel compilar la lista alle Ardeatine poi. In fondo penso che sopite le giustificate giustificazioni della ragione alla fine quel che vale adesso, oggi sei anni dopo quella morte inutile, sia proprio l’altrettanto inutile esternare la onesta grettezza di quel che sento. Se non giustizia, almeno trasparenza e carte in tavola. Se non giustizia, nondimeno onesti con noi stessi in bruta libertà almeno un giorno e poi domani è un altro giorno ancora in disincanto che è un altro tipo di onestà. Un “felice credere nel conforto della parola che svela e che degrada”.

Veniamo da lontano perché siamo una forza che viene dal Passato ma è nella Tradizione il nostro piccolo grande mondo passato, presente e futuro dell’orrore.

Penso che la poesia su Valle Giulia e sbirri potesse farla solo un frocio di regime, violento e spaventato. Sento che nei confronti delle Forze dell’Ordine si sia spinta la gente ad avere lo stesso atteggiamento che inducemmo nei bambini a Yellowstone con gli orsi, che tutti pensavano a Yoghi e Bubu correndo loro incontro fiduciosi e invece i dilaniati non si contarono. Penso che la responsabilità di questo connivente clima culturale di benevolenza per il pulotto buono sia da attribuire al borghesissimo Legge ed Ordine affidato paternamente a dei buon padri di famiglia, partito da lontano si ma propalato modernisticamente e molto più efficacemente oggi dalla televisione e le sue sante divise a fare share. Penso che se la tv ha creato il mito del Maresciallo Rocca, Internet e le sue stronze registrazioni potrà chissà ridurlo alla realtà. Penso che se la Tv ha immortalato la retorica delle scorte, le Emanuela Loi e Vedova Schifani (a pezzettini in teca e pezzettoni in chiesa), oggi sia il caso di non versar più lacrime e specialmente assegni riportandole al silenzio come per tutte le altre anonime morti sul lavoro. Penso che se dopo mesi e mesi, un ragazzo a Catania stia ancora dentro per non aver commesso il fatto è perché la Casta sta ripetendo l’occultare di quel che ha lei stesso fatto, solo che questa volta su Raciti ci son saliti sopra per errore.

Ho un messaggio per tutti Quelli che, specie a sinistra bene, la polizia, Raciti, Pasolini, Emanuela Loi, Maresciallo Rocca, di più, Gianni De Gennaro.

Facciamo così, che se voi state un (morto) a zero con Giuliani, con la Commissione sul G8 noi facciamo almeno uno a uno.

 

(E poi si vede, veniamo da un po’ più di ieri)

 

 

 





permalink | inviato da ricchiuti il 23/7/2007 alle 7:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 aprile 2007

Intervista- 18 Aprile 2007

Ricchiuti "inaugura" la rubrica delle interviste di Makia, ius primae noctis

Ricchiuti : comincio io con le interviste, ti va ?
Teresa : sì
Ricchiuti : ok
Teresa : chi intervisti ?
Ricchiuti : te, mettiti comoda
Teresa : ahahahaha
Ricchiuti : sei un animale da blogging, vero o falso ?
Teresa : vero
Ricchiuti : perché pensi sia vero ?
Teresa : perchè sento di esserlo
Ricchiuti : perché ti vedi innamorata dell'interazione ? Sei davvero così interessata agli altri?
Teresa : perchè provengo dal mondo dei forum
Ricchiuti : anch'io, ma degli altri me ne frega nulla
Teresa : gli altri mi interessano nella misura in cui si interessano poi anche di me
Ricchiuti : ah ecco, gli altri non siamo noi, sono un conto di ritorno
Teresa : anche
Ricchiuti  : oltre l'egoismo, cosa c'è nel tuo prossimo ? Al di là di quel che può darti c'è altro ?
Teresa : se c'è egoismo io non prendo in considerazione, mi interessa altro, la spontaneità, il saper essere naturale anche se sei dietro un monitor. Io queste cose le percepisco.
Ricchiuti : dimmi qual'è stato il primo giornale che hai cominciato a leggere  per passione e con convinzione
Teresa : ahahahahaha, la Rep
Ricchiuti : unico grande amore ?
Teresa :  no, anche l' Unità, ma non sempre
Ricchiuti : qual'è invece il primo blog della serie passione e trasporto, post nella tormenta ?
Teresa : il tuo
Ricchiuti : il giornale che detesti ?
Teresa : non detesto niente, leggo anche giornali di destra, non li compro però
Ricchiuti : e così fai salva la coscienza. Cos'è la coscienza collettiva, esiste a tuo avviso un sentire comune autentico oppure, come io credo, l'opinione pubblica è una costruzione intellettuale reversibile, evocabile e fabbricabile a tavolino come in una seduta spiritica e molto poco spirituale ?
Teresa : un' incosciente in qualche modo deve salvarsi
Ricchiuti : in due parole, ci credi all'indignazione pubblica ?
Teresa : no
Ricchiuti : lo vogliamo dire, o meglio, lo ammetteresti mai, tu diessina, che le monetine a Craxi erano tutt'altro che spontaneismo ?
Teresa : io ho ammesso molte cose pur essendo diessina. Vivo nella modernità.
Ricchiuti :come ci si sente ad essere donna, diessina e (quasi) biondina, ed a pensare che la Melandri sia simile a noi?
Teresa : per la donna e la diessina direi benissimo. Biondina a me ?
Ricchiuti : no, dico, se qualcuno mi mettesse in analogia a Travaglio, io almeno un colpo di tinta me lo sparerei. Non provi vergogna ad essere associabile alla Melandri ?
Teresa : chi mi associa alla Melandri ? solo perchè donna e diessina ? Essù.
Ricchiuti : e biondina, è essenziale
Teresa : è sopportabile o meno come tanti altri colleghi
Ricchiuti : c'è tutta una retorica sulle biondine. L'ha inventata Ferrara. A proposito di lui. Io nel 2005 ho fatto campagna contro l'Elefantino, a favore dei referendum sulla 40. Tu ?
Teresa : ancora ho le stimmate
Ricchiuti : bene. Visto che stavamo dalla stessa parte della barricata e di tempo ne è passato, sei disposta a riconoscere con me che abbiamo perduto, irrimediabilmente e totalmente, il confronto con il Dio che ci deve essere perchè non c'è dell' Arcitaliano ?
Teresa :assolutamente sì
Ricchiuti : la mazzetta di blog che leggi giornalmente, nell'ordine in cui li visiti
Teresa : Malvino, Giornalettismo, Ricchiuti, Formamentis, Bolinarossa, Nardi, Titollo, Giorgiodasebenico, Vulvia, Bloggerperfecto, Watergate, Raser, Krudelik
Ricchiuti : Castaldi, in due parole
Teresa : ahahahahaha, non tutti.
Ricchiuti : ne mette tante lui, compensiamo
Teresa : ce ne sarebbero tanti
Ricchiuti : Formamentis sembra un filosofo yuppidu
Teresa :Formamentis è un ottimo blogger sottovalutato
Ricchiuti : a me sembra faccia filosofia da Festival dei GGiovani, lo trovo un prodotto vittimista e compiaciuto sin troppo del laicismo da Castrocaro
Teresa : ( che stronzo )
Teresa :e che dovrebbe fare in questi tempi un laicista ?
Ricchiuti : zitto no ?
Teresa :no, io non sto mai zitta, e sono meno laicista di lui
Ricchiuti : a me dei vecchi amici laicisti m'è rimasto solo Bolina, che è l'unico juventino e l'unico eccitante
Teresa : tu usi farti il vuoto intorno, io no
Ricchiuti :gli altri mi sembrano morti e peggio ancora settari e da circoletti yè yè, non trovi stucchevole il balletto "libro di Nardi- sei tu il genio-chiama Forma-risponde Tito" ?
Teresa : no, il Nardi fa bene a pubblicizzare il suo libro, lo farei anch'io. E se fossi sua amica, lo farei per lui
Ricchiuti : si ma la combriccola che sul web sembra il Cenacolo dell'acqua calda e alle elezioni pesa lo zero virgola a te non risulta come dire un tantinello loffia e pretenziosa ? Castaldi a parte, che quello viene da altro passato
Teresa : ma io glielo dico tutti i giorni che amano ghettizzarsi, niente non c'è verso
Ricchiuti : i malvini nun ce sentono. L' immaginavo.
Teresa : però è bello sentir parlare di liberalsocialimo. A me piace.
Ricchiuti : chiudiamo con D'Alema. Lui è il passato, il presente. Anche il futuro ?
Teresa : spero di no, però di politici come lui in erba non ne vedo. Purtroppo.
Ricchiuti : Veltroni non è neanche in erba allora ?
Teresa : oddio, non è neanche tanto malaccio rispetto ad altri, però non posso farmelo piacere per forza
Ricchiuti : ultima. Fai gli auguri all' Inter, neoCampione d' Italia.
Teresa : che cattiveria questa
Ricchiuti : Moratti dice che questo è lo scudetto "emozionante"
Teresa : gli faccio gli auguri sperando in una sana e corretta competizione sul campo l' anno prossimo
Ricchiuti : che stile. E che signora. Manca il tocco finale del melandrismo, una lacrima sul viso.
Teresa : no, Ricchiuti. Perchè se dovessi piangere..
Ricchiuti : non si piange sullo scudetto versato?
Teresa : quel giorno, non lo smentirò con un comunicato.

http://makia.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1450064




permalink | inviato da il 19/4/2007 alle 9:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 aprile 2007

Quando si ha voglia, non ce n'è per nessuno-10/04/07-

E mentre è ufficiale, dopo le ultime dichiarazioni del Presidente, "Oramai siamo abituati agli scudetti", che dopo tanto piangersi addosso sia finalmente giunta l'ora, all'Inter, per un comico di vaglia aggiungersi a quelli di giro, è altresì ufficiale, dopo Juve-Napoli, che il genere umano non si sia ancora abituato a Pavel Nedved.
Dopo aver mandato per le terre Grava ed in rete Mauro German Camoranesi, l'unico indio che vi venderebbe madre, padre e terra senza farne una questione d'onore, ci si è sentiti in dovere di mandare un silenzioso ed irrispettoso cenno d'irrisione a O'Sole Mio.
Continuate pure a fare oleografia, Vesuvio, Storia e Napul'è.
La vostra bellezza non varrà un solo fallo di Camoranesi.
Oggi, mentre ci facevate a botte con il talento, io stavo con chi vi corcava.




permalink | inviato da il 12/4/2007 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 marzo 2007

Il Migliore-24/09/04-

Brutti tempi per Armando Spataro

spat.gifUltimamente al dr. Spataro, procuratore aggiunto di Milano e persecutore da oltre un ventennio di Cesare Battisti, non ne va bene una. Dopo la figuraccia terrificante fatta nello Speciale di Canale 5 sul caso Tobagi (interrogato sul perché del rilascio del principale autore del delitto, Marco Barbone, e del mancato arresto della ragazza di questi, ideatrice dell'omicidio, Spataro forniva risposte ai limiti del comico e balbettava vistosamente), ecco che gli cade addosso il caso Fontana. Aveva definito l'arresto in Spagna dell'ex militante dei PAC Germano Fontana "un atto dovuto" e "una operazione lodevole". Ora la sua stessa Procura ammette che la pena per Fontana (otto anni di carcere) era caduta in prescrizione da un anno, e che l'operazione "lodevole" era altresì inutile.

Spataro.jpgNotevole anche la magra figura dell'Ucigos, che nei primi, trionfali comunicati aveva attribuito la cattura di Fontana a un reparto speciale antiterrorismo, spedito in Spagna a seguire le mosse del pericolosissimo ricercato. Evidentemente l'Ucigos, di questi tempi, non ha problemi più importanti di cui occuparsi.
Tornando al povero Spataro, pubblichiamo il comunicato Ansa sul dietrofront della Procura di Milano, e un commento (antecedente le ultime notizie) tratto dal bellissimo blog di George. (VE)

MILANO - La Procura di Milano ha revocato l' ordine di carcerazione per Germano Fontana, ex Prima Linea poi passato ai Pac, Proletari Armati per il Comunismo, nei quali militava anche Cesare Battisti. Fontana, ricercato per banda armata e associazione sovversiva, era stato arrestato in Spagna venerdi' scorso, dopo 25 anni di latitanza.
Il pm dell'Ufficio esecuzione che ha revocato l'ordine di carcerazione ha ritenuto che la pena per Fontana sia prescritta dal 28 ottobre 2003.
Germano Fontana, che ha una compagna, una figlia di 8 anni, un lavoro da grafico a Barcellona, dove e' stato arrestato la scorsa settimana (ora e' in carcere a Madrid), aveva a suo carico una pena di 8 anni e due mesi di carcere inflittigli in Italia. Era stato condannato per partecipazione a banda armata, associazione sovversiva, per alcune rapine e per la detenzione delle armi dei Pac.
Nei giorni scorsi il difensore di Fontana, avv. Franco Gandolfi, aveva inoltrato istanza per ottenere la scarcerazione del suo assistito, affermando che la pena era ormai prescritta. Cosa che ora e' stata confermata dalla Procura milanese. Fontana dovrebbe quindi essere presto scarcerato.
La Procura della Repubblica di Milano ieri ha trasmesso gli atti alla Procura Generale dello stesso capoluogo, la quale a sua volta inviera' l'incartamento al Ministero della Giustizia per la trasmissione degli atti all'autorita' giudiziaria spagnola.
23/09/2004 13:43

GRAZIA PER IL SIG. FONTANA: E' TEMPO
di George

Germano Fontana, cinquantunenne ex membro dei Pac o, meglio, dei Pac di Battisti come notoriamente vogliono la magistratura ed il figlio di Torregiani, è stato arrestato a Barcellona dopo venticinque anni di latitanza preventiva.
Nel 1979, poco prima di essere arrestato, si era reso irreperibile ,venendo poi condannato a otto anni e due mesi di carcere per aver partecipato all’attività dei Pac custodendone le armi e collaborando a una rapina d’autofinanziamento rigorosamente fallita a un negozio di filatelia.
Nessun omicidio: reati associativi, o meglio “ideologici”, e niente collezione di francobolli.
La pena inflittagli senza difesa , resa gravosa dalle leggi emergenziali ,non azzerabile causa impossibilità di “pentimento”.
Insomma,un povero diavolo come il ladro di Totò nel film celeberrimo sulle guardie che inseguono e i fuorilegge che scappano.
Tra un anno la pena sarebbe stata prescritta. Una vita rifatta altrove, fuori dall’Italia, fuori da tutto. Venticinque anni di uomo non son bastati al giudice di allora, il sig.Spataro, per smettere di corrergli dietro. Il sig.Fontana è ormai logicamente un’altra persona: il sig.Spataro evidentemente no.
E questo mi riconduce al discorso della giustizia , ben più ampio del trovare colpe e chiuderle a chiave per non lasciare vuota la casella divenente macchia sulla carriera.
Quello che ha sostenuto l’accusa, ora da capo del pool antiterrorismo sostiene la caccia. Prius i pericolosissimi rifugiati ladri di polli.. pardon bolli e poi Al Qaeda, semmai ce ne fosse bisogno e coraggio.
Ineffabile lo Spataro esclamare a petto gonfio, con quell’aria di barbiere di riporti da paese, da descamisado spataccato del fondamentalismo sbirresco.., che il tempo con il suo scorrere è ininfluente e che verranno presi tutti. Parole da vendicatore,non da praticante del diritto.
Il figlio di Torregiani, intanto, dall’alto della sua autorità morale di vittima professionista e riconosciuta dallo Stato nell’albo ufficiale dei giudici morali comprendente generazioni di parentele varie, coglie l’occasione dei Pac in prima pagina per dire che Battisti va riacciuffato a ogni costo. Lui è stato colpito e invalidato, fortuitamente, proprio dal suo stesso padre in un’azione alla quale Battisti è estraneo. Ma Battisti è il capro espiatorio della disgrazia della sua esistenza: tutto sommato, comodo.
La grazia per Fontana? In un paese serio, gliela si darebbe in contumacia.
Io provo qui a chiederla. Ma senza crederci. Forse non sarò il solo, almeno lo spero. Ma se per Sofri, nonostante i Fo, i Ferrara e quant’altro da anni non se n’è cavato nulla, figurarsi per un carneade ex guardiano del bidone di benzina come questo grafico di mezz’età che da tempo aveva smesso, umanamente, la sua fuga.



Pubblicato Settembre 24, 2004 03:50 AM | TrackBack
 




permalink | inviato da il 31/3/2007 alle 12:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 gennaio 2007

Io

Qualcuno mi spieghi perchè il primo capo costi di più, 29,50 contro 25,90.Perchè c'è più tessuto e da coprire nel secondo modello.Anche se la greca swarosky del primo fa a pezzi il brillantino ino ino del secondo.Chi spiega ? Io.







permalink | inviato da il 11/1/2007 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 gennaio 2007

Ciò che a Ricchiuti piace- cap.1 - rubrica Makia.ilcannocchiale.it

Buttate la ragazza, potrebbe essere mia figlia, tenetemi la musica.Che mia lo è sicuramente.



http://makia.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1316915





permalink | inviato da il 10/1/2007 alle 23:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 gennaio 2007

Ricchiuti, dicono -1- rubrica blog Makia.ilcannocchiale.it

Rubrica di senescenza

Se ho fatto il blog con Dacia Valent posso farlo anche quì. Così, dall'estrema sinistra alla destra destra, chiudo il cerchio e posso dire di essermi fatto tutto. Non che Angela sia estrema destra. Ma più a sinistra di me, nessuno.
Mi chiamo Ricchiuti, Vincenzo Ricchiuti, e sono un vecchio obeso mezzo ebreo con il plaid sulle ginocchia, la papalina in testa ed i riccioli gonfi nelle tempie.La cosa che in me preferiscono le donne e che mi rende sexy almeno quanto Prodi è la misoginia, la loro che riconoscono nel senso che proiettano su di me.In realtà non odio nessuno perchè non ho il tempo di fare molto altro dal guardare la televisione tutta la vita.
Sto su Makia perchè per il momento non sto su Makianera, ma in compenso Angela è e sarà la più grande blogstar da quando il figlio di Sofri trovò un posto in famiglia a Christian Rocca.
Il mio più gran sogno era appunto far la guest star di una vera star. In una parola, la mia attitude è, parassitare.


Vr

Makia





permalink | inviato da il 10/1/2007 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     novembre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Versi infamanti
Archivio
Articoli altrui
Posta
Pruderie
Sto leggendo
Heroes & villains
Anteprime
Liala
Andrea's version collection
Caro Diario
Scandal ?
Politicamente corretto
Diario Bertinotti
Cultura moderna
Operazione simpatìa
La Voce della Fogna-Rubrica di decomposizione
Vado a letto dopo Ricchiuti -rubrica di non affiliazione
Markette acchiappa click
L'ultima raffica
Dicono di lui
Appuntamento col sentimento
Dalla parte della Reazione
The Adolf Hitler dance
Spigolature quasi, non proprio, quotidiane
Morte di un giornalettista
Isn't she lovely ? Parlatene di Uic purchè ne parliate
George & Mildred
Et in arcadia ego
Dimostrazioni
L' immoralista

VAI A VEDERE

La Santa Sede
Anno Paolino-indulgenze plenarie
Radio Vaticana
Langone
Il Foglio
Lemonsound
Mario Adinolfi (La Montagna Disincantata )
Dacia Valent nuovo che avanza
Miguel Martinez
TopG, la satira del rubare le caramelle a un bambino, il divert.autentico che non dovrebbe piacerci
Msn-Gruppi
Edicola
GIORNALETTISMO
Makìa
Ciclofrenia-ricordati di leggerlo perché è bravo
Luigi Castaldi, non possiamo non dirci











CERCA