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Diario


7 giugno 2006

Ferrara/Travaglio 2

 

La sfera è uguale per tutti?Il calcio sta uscendo dall’orbita della politica”.“Ma non è un sogno
 
Ferrara(riprende la batteria, è il campionissimo che è in formissima, volano slip da barca ma si accetta solo contante):
 
Su questo sono
d’accordo. Vorrei, come dire, metterlo a verbale.
E’ evidente che è fallito il sistema Coni
e Federcalcio, che doveva agire come
un’authority e controllare la Lega, le società.
E’ evidente che è fallito l’Ufficio ispezioni. E’
evidente che avrebbero dovuto leggersi il libro
di Travaglio. E’ evidente che quello che
tutti sapevano, tutti lo sapevano per modo di
dire, ma loro avrebbero dovuto accertarlo
per vie interne e in modo, ripeto, puntuale.
Non ha tutti i torti Travaglio, perché dove fallisce
nell’autoregolazione la società civile,
dove falliscono i poteri intermedi di controllo,
i cosiddetti poteri neutri, alla fine interviene
il confronto ravvicinato tra la magistratura
e i diversi settori della società e della
classe dirigente. Faccio un solo esempio: il
caso Abramoff. Sul mio giornale, Stefano Pistolini
ha raccontato in una bella inchiesta il
caso Abramoff, il lobbista di Washington che
probabilmente andrà in galera perché è indagato
per un sistema lobbistico, per un sistema
che produceva quattrini, finanziamento
della politica, dei singoli senatori, dei singoli
membri della Camera bassa. Ed è uno
scandalo pazzesco, molto bello, con risvolti
anche romanzeschi. In America, Abramoff
gode di tutte le garanzie, per ora non ha fatto
un giorno di galera: ma, a differenza di quello
che succede in Italia, quando sarà condannato
si farà i suoi sei, dieci, undici anni di
galera. A causa di questo processo è saltato
Tom DeLay, sia pure per responsabilità laterali,
cioè il capo della maggioranza di Bush
alla Camera dei rappresentanti. E tuttavia,
tutto questo non si è trasformato in un processo
al sistema. Se in America – che dai garantisti
viene spesso accusata di essere un
paese dove le libertà sono state sacrificate alla
lotta al terrorismo e tutti vengono spiati telefonicamente
– vigesse il sistema italiano,
con le intercettazioni illegalmente propalate
di milioni di telefonate a tutto campo, e queste
intercettazioni fossero tutte pubblicate a
verbale sul New York Times, sul Washington
Post e sul Los Angeles Times, noi oggi non
avremmo il caso Abramoff, avremmo un processo
al sistema. Avremmo un processo a tutta
la classe dirigente americana, compresi i
democratici, anch’essi coinvolti nel sistema
Abramoff. Sarebbe un processo confuso, pieno
di ambiguità e di giochi politici della magistratura
e di diversi poteri. E’ vitale per il
funzionamento di una democrazia che invece
questo non accada perché, come ha detto
giustamente Vittorio Sermonti, che non è né
un magistrato, né un avvocato difensore, un
penalista o un avvocaticchio, ma un grande
dantista: “Tu dammi centomila intercettazioni
e io, Vittorio Sermonti, sarò colpevole di
qualcosa e probabilmente sarà colpevole di
qualcosa anche il Papa”.
Travaglio(Abramoff libero gridano prima del silenzio di tomba, la prima fila è di spalle, la seconda pulisce le proprie impronte digitali):
 
Immagina quale clamore in meno
avrebbe avuto questo scandalo, come del
resto Tangentopoli, se, per autotutela, il mondo
del calcio, e all’epoca il mondo della politica,
avessero bonificato il cortile di casa.
Non ho mai pensato che il Partito socialista
fosse un’associazione per delinquere. Però
nel Partito socialista tutti sapevano. Nella
Democrazia cristiana, lo stesso. Nel Partito
comunista, appena uno si sporgeva un po’
troppo, invece, lo facevano sparire. Per il bene
del partito, mica per giustizialismo.

Ferrara(sornione, CCP fedele alla linea, Urss mon amour e a chi non piaceva, dai, avere un padrone rubizzo e laico che faceva politica anzichè un potere biancone e spirituale che ti fa spacciare persino Dio ):
 
Lo potevano far sparire in Unione
Sovietica… Ma non potevano far sparire
anche l’Unione Sovietica, grande pagatore...

Travaglio(No, in quel No c'è tutto lui, la bambolina che fa No, no, nooo, no, il Pci come l'anonima sarda o i generali argentini sforna desaparecidos, elegante e scontato riciclo della battutina dell'Avvocato sul fare stalliere il procacciatore di purosangue, pardòn, travagliescamente, il razziatore di stalle)
 
No, chi si era sporto troppo lo facevano
sparire anche in Italia, nel senso che
lo nascondevano da qualche parte, non lo
mettevano in vetrina, in prima fila. Ma qual
è la differenza fra il sistema e lo scandalo
singolo? E’ che nel mondo del calcio, Moggi
è stato scelto perché tutti sapevano come
operava. Quando la Juventus, nel ’94, passa
da Gianni a Umberto Agnelli, e avviene la
grande epurazione dei bonipertiani, Moggi
viene preso non perché non sanno chi è, ma
esattamente perché lo sanno. All’epoca, Moggi
era stato direttore generale del Torino, ed
era finito sotto processo perché disponeva
che, dopo le partite di Coppa Uefa, gli arbitri
e i guardalinee fossero accompagnati in albergo
da terne di ragazze squillo. Le quali
andavano a prendere gli arbitri all’aeroporto,
e li accompagnavano amorevolmente fino
nella camera di albergo. Poi stava all’arbitro
e al guardalinee accettare la compagnia oppure
no. Questo si chiama prostituzione, ma
si chiama anche illecito sportivo. Tant’è che
ci fu il processo, l’inchiesta poi fu archiviata
per la ragione che dicevo prima, perché la
legge sulla frode sportiva, dell’89, per lo scandalo
scommesse, è un colabrodo, e non punisce
chi cerca di truccare le partite Uefa, ma
solo chi le trucca nelle competizioni ufficiali
del Coni. E quindi Moggi ne uscì. Ma tutto
era stato accertato. C’erano anche le testimonianze
delle signorine. Alla Juventus hanno
preso Moggi perché sapevano chi era. La
differenza fra lo scandalo singolo e il sistema
è che nel sistema le regole sono invertite.
Moggi è stato preso perché bisognava vincere
subito, e con pochi soldi, a tutti i costi. E quindi si è cominciato, da un lato con i farmaci,
e dall’altro con altre pratiche. Non so
poi quali siano le cadute di stile di Maddalena
e di Caselli evocate prima. C’è un problema
di conflitto di interessi potenziale, che riguarda
il giudice Laudi, che da parecchi anni
fa anche il giudice sportivo. Ma Caselli che
cosa c’entra? Ha avuto un contatto con Moggi
per un’iniziativa di beneficenza al Teatro
Regio, alla quale la Juventus e il Torino hanno
mandato delle maglie e alcuni giocatori.
Maddalena non ha mai messo piede alle partite,
perché lui tifa per il Bologna, e non ho
capito di che cosa è accusato. Ho letto in questi
giorni sul Foglio delle allusioni a lui e a
quella frase che aveva detto nel libro intervista
con me. Ma francamente non riesco a
capire di che cosa debba rispondere. Ha
chiesto l’archiviazione di un’indagine, perché
il gip ha bloccato le intercettazioni, e in
quel momento, essendo precampionato, non
si potevano configurare i reati. Ma non risulta
che Maddalena fosse un frequentatore né
di Moggi né di nessun altro. C’è stata la polemica
di D’Avanzo, che ha sostenuto la presenza
di un condizionamento ambientale
della Fiat sulla procura di Torino. Tesi sulla
quale mi permetto di essere scettico: in primo
luogo, perché la famiglia Agnelli da due
anni tentava di far fuori Moggi, Giraudo e
Bettega e di prendere Baldini; e quindi, se la
procura di Torino avesse voluto fare un favore
alla famiglia Agnelli, avrebbe fulminato
Moggi. In secondo luogo, la procura di Torino
ha processato e condannato in via definitiva
Cesare Romiti. Il processo alla Fiat per
falso in bilancio nasce da una missione di
Maddalena e dei suoi sostituti a Roma, per
riaprire un processo che Roma aveva frettolosamente
archiviato. Semmai la procura di
Torino può essere accusata, per usare i termini
cari a Ferrara, di accanimento nei confronti
della Fiat. Romiti era l’amministratore
delegato della Fiat e, durante il processo,
ne era diventato il presidente. Proprio non
capisco perciò la polemica di D’Avanzo. Per
quanto riguarda Borrelli, non penso che Ferrara
possa immaginare che, a 77 anni, sogni
di concludere la sua gloriosa carriera mandando
in serie B il Milan. Mi pare una cosa
campata per aria, che non credo tu possa veramente
pensare. Lo stesso vale per Guido
Rossi. Con le parcelle che può chiedere nella
sua professione, non vedo come si possa
pensare che sia andato a fare il commissario
della Federcalcio in quanto rappresentante
di qualche forza politica. Ricordo come ha
trattato D’Alema, quando è stato presidente
del Consiglio, con quella battuta della Merchant
Bank dove non si parla inglese…

Ferrara(a Travà ci hai stufato, sù, col trapassato remoto immoto, oggi amici ieri nemici domani a letto insieme, comme il faut Riccetto..):
 
Forse è stato più gentile con D’Alema
nella recente occasione della sua candidatura
al Quirinale.

Travaglio(incassa, duro, e non si sente tanto bene, niente resterà impunito, un furtivo cenno al lapis):
 
Sì, certo, per la storia del Quirinale.
Ferrara(ancora, che impunito, sù che forse cede, ma che lo vuol ammazzare, infierire è meglio che pietire):
 
Le cose variano. Ci si vede a cena
a via Bigli…
Travaglio(non ci sente più da un orecchio, arrendetevi che siete circondati):
 
Ho l’impressione che in questo
momento, approfittando di un vuoto di potere
e di un disorientamento generale, il calcio,
più che entrare nell’orbita della politica, ne
sia uscito. Il calcio era nell’orbita della politica
dai tempi del Duce. Guido Rossi e Borrelli
non mi sembrano i commissari dell’Ulivo
sul calcio. Sono due persone alle quali non
credo che la signora Melandri, o chi altri, possa
telefonare per chiedere un occhio di riguardo
per questo o per quell’altro, anche se
lo volesse fare. Cosa poi tutta da dimostrare.

Ferrara(è vero, d'accordo, la Melandri, quella biondina, non conta un cazzo, si però fatemi dire, Agnelli a parte coi quali i conti aperti non tornano da quando dirigevo il Pci a Mirafiori '80, concedetemi di fare un appello dal mio cuore, che la vita non è un sogno e che i sogni personalmente mi fan vivere peggio, ha ragione lui raga, è tutta polpa questa ciccia,la vita è punk e farle la morale è lento):
 
Non torno sulla questione dei
rapporti con la famiglia Agnelli e Luciano
Moggi, che Travaglio ha definito, in modo
ironico, come rapporti non proprio idilliaci.
Non torno su questo e neanche sulle cadute
di stile dei magistrati. Non voglio incendiare
il dibattito. Invece, partendo dal riferimento
fatto da Travaglio a Mussolini, mi interessa
un’altra cosa: l’Italia non cambia
mai. Si disse che la Roma vinse lo scudetto
per un intervento di Mussolini. Più in generale,
noi abbiamo l’idea che esistano dei sogni,
uno di questi sogni è il calcio, un altro di
questi sogni è l’idea dell’integrità della società
civile, contrapposta all’indegnità della
classe dirigente, che ci seguono e ci perseguitano,
e si riproducono, e che sono in
realtà delle semplici gherminelle. Ma il calcio
non è un sogno, i calciatori in campo
compiono dei falli e, fin da bambini, sono
educati, nel loro addestramento, a evitare i
falli finché è possibile. Però un buon allenatore
gli dirà anche che ci sono certi falli che
non vanno compiuti assolutamente, perché
danneggiano la squadra, altri che sono più
comprensibili, ma vanno dissimulati. Il gioco
non è un sogno, è una grande metafora
della vita; è una proiezione sociale e politica
di desideri, di impulsi, di fantasie, certo
anche di immaginazione, forse ogni tanto
c’entra anche il sogno. (…) Mi piace il moralismo
del Cinquecento e del Seicento francese,
quello che parte dall’uomo come è, non
dall’uomo come dovrebbe essere, secondo le
favole che ci raccontiamo.
 

( ((((((
I ragazzi si baciano, Giulianone spaparanza la giacca con gesto wrestler sul petto con sù scritto "Siamo nati innocenti", "Sai certe volte accade che ci sia bisogno di andar via e lasciare tutto al fato" alternato agli alee ohoo di bastardi e brava gente in carriera, Travaglio prende nota di chi era in sala sul retro delle targhe già annotate, e di chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera, Ferrara incassa tosto e rapido il cachet, Travaglio prende Giusto la metà, tiè. )))))




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