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16 marzo 2006

Diritto di vita per le Triadi

Che barbarie la pena di morte indiscriminata per la mafia.

 
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In Cina tornano le triadi La mafia si iscrive al Pc
Pechino lancia la crociata contro il connubio tra crimine e stato.

• da La Stampa del 14 marzo 2006, pag. 11

di Francesco Sisci
Per decenni la mafia era sparita dalla Cina. Il Partito comunista, appena arrivato al potere nel 1949, per prima cosa fucilò tutti quelli in odore di triade, con o senza prove. Anche perché è nei libri di storia che il governo nazionalista, il Kuomin-tang (Kmt) di Chiang Kaishek lavorava in combutta perenne con le triadi di Shanghai. Addirittura secondo lo storico americano Frederic Wakeman i Servizi segreti del Kmt erano un tutt'uno con le organizzazioni criminali che operavano nelle grandi città, le operazioni contro i comunisti erano gestite dai mafiosi.
 
 Ma ora la mafia è tornata, con forza. Le triadi hanno infiltrato gli organi del governo a vari livelli, e funzionari corrotti lavorano per gli interessi di gruppi mafiosi.
  La storia era nota da qualche anno, ma era anche un tabù rivelarla in pubblico. Ieri però l'ammissione è arrivata chiara dall'ex vice ministro della polizia ed ex capo dell'Interpol Cina, l'integerrimo Zhu Entao a margine della sessione plenaria del Parlamento cinese in corso in questi giorni. Le infiltrazioni sono a livello di amministrazione cittadina e di governo provinciale. I mafiosi comprano la lealtà di funzionari oppure addirittura spediscono «confratelli» di mafia più giovani e svegli a iscriversi nelle accademie di polizia. Il partito comunista stesso, cresciuto attraverso l'odio delle triadi e che ha messo gli amici degli amici al muro, oggi è invece penetrato dai «lao da ge», i fratelli maggiori delle «società nere».
 
 Nei prossimi mesi il governo centrale lancerà una nuova campagna, «colpire duro» contro il crimine organizzato. Centinaia, forse migliaia di teste rotoleranno, letteralmente, e non saranno solo piccoli teppisti da strada. L'annuncio di Zhu indica che alti funzionari di province e sindaci di città rischiano la vita o gravi pene detentive per la loro complicità con la mafia. Difficile oggi azzardare previsioni, ma finora la gestione del presidente Hu Jintao si è caratterizzata per la determinazione e la profondità delle misure adottate. L'anno scorso una campagna per riportare la disciplina nel partito, diversamente da quelle del passato, è durata molti mesi e ha sottoposto milioni di quadri a corsi di ideologia per compattare le fila e individuare i funzionari più capaci da promuovere.
 
 La nuova battaglia contro la mafia si prefigura quindi diversa dalle altre campagne contro la criminalità, forse più incisiva e radicale. Già l'anno scorso le dirigenze di due province sospettate di infiltrazioni mafiose, lo Heilongjiang e lo Shanxi sono state decapitate. Quest'anno però l'attenzione potrebbe appuntarsi sulle regioni meridionali, da dove partono le triadi più note all'estero, quelle delle province di Canton, del Fujian e dello Zhejiang. A maggio scorso i giornali cinesi hanno riferito del vice capo della polizia della città di Fuzhou, nel Fujian, Wang Zhenzhong, che aveva ordinato l'uccisione di un rivenditore di auto usate, dietro il pagamento di un altro rivenditore. Decine di agenti sono stati arrestati ma Wang è riuscito a fuggire all'estero insieme alla sua amante e almeno 10 milioni di dollari contanti. A giugno scorso apparve la notizia che l'ex vice governatore della provincia dello Henan Lu Deping aveva commissionato l'uccisione della moglie al vice capo della polizia dello Xinjiang, il quale a sua volta l'aveva affidato a due delinquenti comuni. Lu è stato condannato a morte.
 
 L'intreccio tra polizia e delinquenza è profondo a molti livelli. Agenti della polizia centrale vengono mandati nelle province per indagini segrete contro i loro colleghi locali. A Pechino raccontano di «incidenti» di cui sono spesso vittime questi agenti durante le loro missioni. Le rivelazioni di Zhu paiono però segnare anche una svolta «ideologica» nell'approccio alla mafia. In passato il governo centrale cercava di colpire il singolo crimine, lo spaccio di droga piuttosto che l'estorsione, ma non la connessione tra delinquenza e politica, l'operazione tipica dell'organizzazione mafiosa. Oggi le rivelazioni di Zho indicano un cambiamento. Si vede la sfida politica all'autorità centrale nel controllo del territorio esercitato da organizzazioni mafiose insieme a funzionari corrotti e il degrado profondo dell'ordine sociale che questo comporta, al di là dei singoli crimini.
 
 Oggi è impensabile una lotta alle triadi spietata come nel 1949. Terrorizzerebbe il Paese e potrebbe bioccarne l'intera economia. Tanta parte dell'economia è ancora in una zona grigia, con diritti di proprietà poco chiari, piccole o grandi storie di corruzione o evasione, per cui quasi tutti hanno qualcosa da nascondere e da temere. Secondo gli esperti di diritto penale dell'università del Popolo di Pechino ci vorrebbe una bonifica dell'ambiente economico nazionale prima di affrontare le triadi. Ma la guerra alla mafia è già iniziata.
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permalink | inviato da il 16/3/2006 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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